Mappa degli attentati a Bruxelles

Mappa degli attentati a Bruxelles

22 marzo 2016 – Lo Stato islamico ha colpito la capitale belga con vari, aberranti attacchi. I primi due all’aeroporto di Zevanten, poi nella stazione della metropolitana di Maalbeck, a pochi passi dalle sedi delle principali istituzioni europee.  Il bilancio ufficiale provvisorio è di 30 morti e 250 feriti, di cui tre italiani, che non versano in gravi condizioni.

Secondo diverse fonti  il recente arresto di Salah Abdeslam, mente degli attentati del 13 novembre scorso a Parigi,  ha fatto sì che Bruxelles rientrasse nel mirino dell’Isis, per altri il Belgio è stato colpito per la sua partecipazione alla coalizione internazionale contro lo Stato islamico.

Gli ordigni probabilmente, secondo fonti mediche, contenevano chiodi per aumentarne la capacità di offendere.  Nel pomeriggio della giornata di ieri  ci sono state diverse perquisizioni a Schaerbeek, quartiere ad alta presenza islamica della capitale, che han permesso il ritrovamento di un ordigno esplosivo con chiodi, di prodotti chimici e di una bandiera dell’Isis.

Il Califfato ha rivendicato gli attentati e ha minacciato altre operazioni in Europa. Il governo belga ha decretato tre giorni di lutto nazionale, chiuso le frontiere e interrotto i collegamenti ferroviari, schierando i militari nelle strade. Per tutta la giornta, si sono susseguiti molteplici allarmi per eventuali nuovi attacchi: allerta bomba all’ospedale di Saint-Pierre, dove sono state ricoverate diverse persone ferite negli attentati di stamane e dove era stato ricoverato Salah Abdeslam dopo la sua cattura,  evacuate per ragioni di sicurezza l’università di ULB a Bruxelles, la centrale nucleare di Liegi e un cinema ad Anversa. L’allerta è altissima anche in tutte le capitali del Continente e sono state innalzate le misure di sicurezza anche negli aeroporti italiani.

Una fonte dell’intelligence italiana risponde così ad Emiliano Fittipaldi (L’Espresso): «Non gettiamo la croce sui servizi del Belgio, sono attentati quasi impossibili da prevedere. In Italia seguiamo una cinquantina di jihadisti, il numero è in crescita, la radicalizzazione sempre più veloce. Da noi quartieri come Molenbeek non esistono, ma lupi solitari possono fare danni. Ovunque»

Bruxelles-aeroporto-attentato-22-marzo-2016-2Bruxelles, come Roma o altre capitali europee, ha mostrato una grande falla nel sistema di sicurezza aeroportuale, l’assenza di metal-detector all’ingresso dell’area del check-in – a differenza di altri grandi scali mondiali che predispongono controlli all’entrata degli aeroporti – è stata ben sfruttata dagli attentatori che facilmente sono riusciti a entrare e mettere in atto il loro piano.

Il jihadismo è stavolta cresciuto in casa, cittadini europei di seconda o terza generazione male integrati nel tessuto sociale di appartenenza, con forti disagi socio-economici.

Le cellule terroristiche come quella di Salah, con forti legami con la Siria e l’Iraq, si formano così all’interno dei confini nazionali europei. Allora resta da capire che il problema non sono i migranti alle frontiere, loro per primi scappano da bombardamenti e stragi del Califfato Islamico.

Dovremmo auspicare che presto possa esserci un forte coordinamento tra le intelligence europee per riuscire a stroncare da subito altre vili azioni terroristiche come questa a Bruxelles, ad Ankara, a Parigi, in Costa d’Avorio, in Mali.