L’autore, il dottor Luigi Ruscello

Luigi Ruscello – Nel maggio del 2007 scrissi un intervento sul turismo in provincia di Benevento, pubblicato poi, nell’ottobre dello stesso anno, su “Il Sannio Quotidiano” e raccolto, infine, in uno ad altri interventi, nel volume “Benevento e il Mezzogiorno. Appunti, spunti e riflessioni brevi sullo sviluppo”, edito nel 2010.

Fatta questa premessa, mi permetto riprendere integralmente la sua parte propositiva perché, purtroppo, forse anche presuntuosamente, credo sia ancora utile per contribuire a stimolare politica, economia e opinione pubblica a promuovere un dibattito costruttivo sullo sviluppo beneventano, cui seguano però azioni concrete. Come ho più volte sostenuto, infatti, lo sviluppo dipende principalmente dalla volontà di tutti noi e non dalla classe politica di turno.

«Il punto di maggiore debolezza del sistema turistico beneventano, tuttavia, risiede nella commercializzazione dei prodotti turistici. Con ciò, non si vuole certo muovere una critica all’Ept di Benevento e agli altri Enti Locali, che hanno ben operato, e forse potrebbero farlo meglio, ma al nostro complessivo modus operandi economico. Nel contesto generale socio-economico provinciale non si può certo pretendere che il comparto del turismo sia dissimile dagli altri.

Come ben si comprende, è quanto mai essenziale organizzarsi, non tanto per competere con zone che hanno e avranno una tradizione ed un richiamo turistico ben maggiore rispetto a Benevento, quanto per essere almeno “sul mercato”.

Al di là dei ponderosi programmi, infatti, continua a mancare un soggetto in grado di assemblare i diversi elementi dell’offerta turistica, confezionare dei pacchetti commerciali integrati sui diversi prodotti turistici e commercializzarli, portandoli sui mercati nazionali e internazionali. In definitiva, manca un soggetto in grado di sviluppare, in modo sistematico, una vera e propria politica commerciale di incoming, un Tour Operator attrezzato per la vendita.  

Per il “Sannio” questo genere di operatore è ancora più necessario rispetto alle altre aree regionali e nazionali in quanto il prodotto turistico beneventano non è un prodotto autoreferenziale, nel senso che le capacità autonome di attrazione non sono elevate. Non si caratterizza, infatti, per aspetti elementari, quali possono essere l’arte, il mare, la neve e così via, bensì come un prodotto complesso, aggregato di molteplici risorse e servizi.

La prima iniziativa da promuovere, dunque, sarebbe la costituzione di una impresa di incoming, sotto forma di consorzio, con dotazione di licenza di Agenzia di Viaggio. Il suo compito dovrebbe essere quello di costruire imprenditorialmente quello che non possono fare le Istituzioni pubbliche. Insomma, una impresa specializzata esclusivamente nella vendita di pacchetti turistici aventi per destinazione il territorio provinciale.

A tale consorzio dovrebbero partecipare sia gli Enti pubblici sia, ma soprattutto, tutti gli operatori del settore. Questi ultimi, anzi dovrebbero essere obbligati a consorziarsi, ponendo, appunto, quale prima condizione per tutte le politiche di aiuti, proprio l’obbligo di partecipare a quello che potrebbe chiamarsi CTB (Consorzio Turistico Beneventano).

Inoltre, tale Ente potrebbe diventare interlocutore privilegiato degli stessi Enti e Amministrazioni locali per la gestione delle iniziative di promozione territoriale, di animazione locale, per la stessa gestione degli uffici di informazione e accoglienza, con ciò raggiungendo quella indispensabile base di fatturato necessaria per muovere i primi passi e cominciare a svilupparsi nell’area della commercializzazione, autofinanziandosi, poi, con i proventi dell’attività di intermediazione.

Uno dei compiti fondamentali del consorzio, poi, dovrebbe essere quello di svolgere le funzioni di “segreteria”, nel senso che dovrebbe essere collegato telematicamente con tutti gli esercizi ricettivi, così da conoscere in tempo reale le effettive disponibilità per le prenotazioni. Dalle notizie disponibili sul sito internet dell’Ept di Benevento, sono stati ricavati i dati relativi alle strutture dotate di un sito internet e/o di una casella di posta elettronica. Ebbene, è da dire, purtroppo, che la situazione è davvero sconsolante. Nell’estate del 2006, epoca della ricerca, solo il comparto delle Country house presenta una percentuale apprezzabile perché 4 su 5 (80%) sono forniti di strumenti telematici; solo il 55% degli alberghi è dotato di un sito e il 61% di posta elettronica. Negli altri comparti, poi, si rileva che il 24% degli affittacamere ha una casella e il 30% un sito; le altre strutture il 13 e il 25%; i B&B il 9 e 20%; gli agriturismi il 15 e 18%. Quest’ultimo dato è quanto mai negativo, considerato l’elevato numero degli esercizi. Un progetto da realizzare immediatamente, quindi, riguarda la telematizzazione completa di tutte le strutture ricettive. Dovrebbe costruirsi una intranet provinciale, così che il servizio di prenotazione possa essere centralizzato presso l’accennata struttura comune. Al riguardo è essenziale che il recente accordo tra Provincia e Ministero per portare, entro il 2008, la banda larga in tutta la Provincia sia effettivamente realizzato nei tempi previsti.

Inoltre, per favorire le vendite, dovrebbero essere promosse due iniziative: convenzione con le banche e concorso a premi. Si dovrebbe stipulare una convenzione con le banche operanti in Benevento, in modo da finanziare i soggiorni con prestiti a 12 mesi ed a tassi agevolati. Gli Enti pubblici, ad esempio, potrebbero abbattere del 3% il tasso praticato dalle banche e, con una cifra di 16.000 euro potrebbero permettere prestiti per addirittura 1 milione di euro. Inoltre, dovrebbe essere indetto il concorso «Vinci Benevento». Tutti coloro che soggiornassero per almeno due notti, previo riempimento di un apposito questionario, parteciperebbero al sorteggio di un soggiorno gratuito. Il riempimento del questionario sarebbe essenziale perché potrebbe costituire l’inizio della costruzione di un database turistico. In questo modo si conoscerebbero le esigenze della clientela e l’impatto economico. Nel questionario, infatti, dovrebbero essere poste domande tali da individuare la tipologia delle spese effettuate in loco. Inoltre, favorirebbe l’attività di feedback, ossia verificare gli effetti degli investimenti pubblici e privati.»