L’istruzione è l’arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo”, queste le parole con cui Nelson Mandela indicava, nella pratica scolastica, l’unica via che consente di conoscere la realtà nella sua reale manifestazione, ma soprattutto l’unico strumento capace di modificarne ciò che è sbagliato e di indicare la vera  via verso una società più giusta.

Il sogno di Mandela però si è infranto nel nord est della Nigeria, nel Camerun, nel Ciad e nel Niger, in quei paesi in cui una guerra senza fine  ha costretto oltre 2000 scuole a chiudere i battenti ed a lasciare senza istruzione oltre un milione di bambini. E’ quanto emerge da una denuncia dell’Unicef che riporta inoltre che al milione di bambini costretti a casa dalla scuola, si aggiungono altri 11 milioni di minori che sono tagliati fuori da qualsiasi forma di istruzione per scelta delle famiglie e della cultura cui appartengono.

La guerra che impedisce l’istruzione di tanti giovani, è strettamente connessa all’attività del gruppo terroristico Boko Haram, noto come Gruppo della Gente della  Sunna per la propaganda religiosa e il  Jihad ; nato nel 2002 in Nigeria, il gruppo si pone lo scopo di diffondere gli insegnamenti del profeta e la diffusione della Jihad in opposizione all’istruzione occidentale e, con tale nome, indica espressamente che  “l’educazione occidentale è proibita”. Risalgono al 2009 le sue prime operazioni attraverso cui cercano di creare uno stato in cui sia in vigore la legge islamica, la sharia. Fondatore di Boko Haram è stato Mohammed Yusuf, ucciso nel 2009 dalla polizia e sostituito da Abubakar Shekau.

Abubakar Shekau è uno dei terroristi più pericolosi al mondo, artefice del sequestro di 200 studentesse rapite in una scuola di Chibok in Nigeria, ha dichiarato in un video : “ Le venderò al mercato”. “ Mi piace uccidere chiunque Allah mi ordini di uccidere, allo stesso modo in cui mi piace uccidere le galline”, questa una delle frasi di cui è orgoglioso profeta e che danno la misura della sua ferocia, una crudeltà che ama esibire e che fanno di lui uno degli uomini più ricercati al mondo. Attualmente il gruppo terroristico controlla il 70 per cento dello stato di Born.

I bambini senza istruzione sono  un numero impressionante, il conflitto ha dato un duro colpo all’educazione scolastica e la violenza ha lasciato molti bambini fuori dalle aule  per più di un anno, facendo notevolmente aumentare il rischio di un totale abbandono scolastico”, denuncia Manuel Fontaine, direttore dell’Unicef dell’Africa Centrale e Occidentale.

L’ignoranza, o al massimo una cultura controllata e debitamente incanalata e revisionata secondo dettami ben precisi e decisi dall’alto, fa comodo, anzi è necessaria a quell’ideologia che vuole imporre il suo modello politico-sociale; l’apertura al sapere è considerata azione pericolosa perché educa al pensiero critico, la barbarie culturale è condizione indispensabile per chi vuole prevalere ed ottenere, anche con la paura, l’obbedienza e l’asservimento, il tutto reso più nobile dall’alibi di una religione.

‘Uno stillicidio’ quello dell’impossibilità all’istruzione di tanti bambini e giovani, un ‘disastro educativo’ devastante, che si accompagna all’uccisione, dall’inizio della rivolta, di oltre 600 insegnanti, colpevoli di voler trasmettere ai loro giovani quegli strumenti educativi che consentirebbero loro, come affermato da Mandela, di “cambiare il mondo”, un mondo che invece è condannato, dalla violenza e crudeltà di Boko Haram, a restare nel buio di dettami religiosi ancestrali e oscurantisti.

Trasformare i sudditi in cittadini è un miracolo che solo la scuola può compiere” affermava Piero Calamandrei, ma questa trasformazione è esattamente ciò che la cultura di Boko Haram vuole impedire, la sua ideologia vuole che le persone restino sudditi di un padrone, che la cultura sia pilotata e controllata secondo dettami religiosi artatamente manovrati e a tal fine anche la crudeltà è utile.

L’aspetto confortante è dato però dalla volontà di quegli insegnanti, sfuggiti all’eccidio, che hanno ripreso ad insegnare in aule sovraffollate ed in edifici spesso usati per ospitare tanti sfollati, nelle poche località libere dai terroristi, costretti a “doppi turni” a causa del numero di bambini sempre più numerosi che vuole tornare a scuola; in quei territori dove gli attacchi impediscono l’educazione, i genitori preferiscono tenere a casa i loro figli e il processo educativo è costretto a fermarsi.

La cultura è informazione, è lo strumento che consente di riconoscere e rifiutare ogni populismo, ogni demagogia, ogni luogo comune, è capacità di vedere ciò che comunemente non si vede, e anche  dove la conoscenza è faticosa o fa paura, essa offre il fianco al coraggio di vincere ogni timore e diventare padroni del futuro; è esattamente  questo ciò che Boko Haram vuole impedire, per piegare i giovani al ruolo di sudditi silenziosi e obbedienti, giovani che non diventeranno mai cittadini costruttori consapevoli della  loro società.