Il mio primo amore… automobilistico è stata una “600” color verde acqua, che mio padre mi comprò (di seconda mano) perché potessi raggiungere la mia scuoletta di campagna. Anzi, le mie scuolette, perché ho fatto la mia gavetta in varie zone rurali del beneventano.

Che sensazione di indipendenza e di libertà quando ero al volante! Niente più pullman all’alba o auto affittate in gruppo con le colleghe, con conseguenti levatacce! E nessuna paura di affrontare la fitta nebbia mattutina né i sentieri ripidi, a volte coperti di neve che prima percorrevo a piedi! Mi capitava anche di “raccogliere” lungo la strada qualcuno dei miei piccoletti che era già stato a governare le pecore… In campagna si cominciava presto a lavorare e anche i bimbi davano il loro contributo: imparavano già molto…
La curavo, la mia 600, con amore. Ero sempre attenta ai suoi piccoli guasti e correvo dal meccanico, Giannino, o dal carrozziere, Salvatore, in continuazione. Erano entrambi molto pazienti e disponibili. Poi c’era Osvaldo, al distributore: una volta corsi da lui perché, guidando, sentivo odore di bruciato. Quando lui aprì il cofano, per controllare, mi disse, con tono di paziente comprensione: «Signuri’, però ‘a cupert’ aita luvà ‘a copp’ u’motor!»
Stava andando a fuoco il plaid che amorosamente stendevo ogni sera, contro il freddo umido che avrebbe ritardato l’accensione! Finì in risate, ma quante prese in giro di mio fratello …!
Il nome della mia utilitaria era Sciùsciù. Ha scarrozzato me e anche la mia famiglia per molti anni senza temere concorrenza! Si arrampicava sulla salita della Pace Vecchia (allora ripidissima) senza un lamento. Nel traffico di Napoli era fantastica. D’estate, tirava fino in Toscana e ci portava anche in giro per i dintorni!
Un gioiellino, insomma.
Dovetti lasciarla quando mi sposai, ma, lo ammetto, le auto che ho avuto dopo le hanno sempre fatto un baffo!