Mi guardo intorno e non so cosa pensare perché c’è troppo da pensare. Notizie che arrivano; fatti e fattacci che accadono; domande senza risposta…

L’Italia sembra seguire la parabola napoleonica: cadde, risorse e giacque. La Seconda Guerra mondiale (con gli orrori che in questi giorni ricordiamo); il boom economico che seguì; l’odissea politica attuale e la paura per il nuovo, terribile virus che colpisce, sembrano ricalcare le storiche orme del grande francese.
Sono in ansia. Come tutti, credo, se non si rifugiano in una beata ignoranza o in un facile ottimismo.
La necessità dell’intervento di qualcuno o di qualcosa che dia speranza e rassicuri (oltre a nostro  Signore, per chi ci crede…) è sempre più  sentita.
Inevitabilmente, le mie preoccupazioni sono per le giovani generazioni: “sono figli, tutti quanti.” Quale futuro attende loro?
Il Paese è in piena crisi culturale, morale ed economica. La politica non risolve i problemi e sembra anzi crearli perché afflitta da  impreparazione e quindi incompetenza,in un momento storico delicato sotto molti punti di vista.
Non dico niente che non si sappia: capisco come queste amare riflessioni siano comuni a molti  che, come me, si interrogano su cosa accadrà. Stiamo assistendo al ritorno di sentimenti perversi, di comportamenti violenti, di rinnegamento della Storia per gli errori  egoistici e per l’inadeguatezza  di molti, di distruzione dell’ambiente.
Qualche spiraglio si apre solo grazie alla reazione delle giovani leve più sane e generose. D’altronde, il passato ci ricorda che spesso il riscatto è partito da loro, dal coraggio e dalla fiducia in sé stessi e in quello che di buono resta della società civile.
Certo, la partecipazione di tutti  è determinante. Ci sarà o prevarranno gli interessi egoistici di pochi?
Non sarebbe la prima volta.