La società Benevento Calcio ha proposto ricorso contro l’omologazione del risultato sportivo dell’incontro di calcio Benevento-Spezia disputato sabato scorso allo stadio Ciro Vigorito e terminato, come noto, con la vittoria della squadra ligure per tre reti a due. La motivazione alla base del reclamo risiede nella presunta irregolarità commessa dalla società calcistica Spezia Calcio S.p.A. nel tesseramento del calciatore nigeriano David Okereke, avvenuto nel corso della stagione calcistica 2016.

Premetto che non è mia intenzione formulare giudizi e tantomeno emettere “sentenze” non essendo, ovviamente, a conoscenza dei fatti. Per questo ci sono gli organi deputati, quelli della giustizia sportiva in tutti i suoi gradi di giudizio (anche se qui, a dire il vero, la questione travalica l’ambito meramente sportivo, essendo l’inchiesta partita dalla Procura di La Spezia). Mi limito, pertanto, ad esporre i fatti: ognuno, poi, è libero di farsi l’opinione che desidera.

Il ricorso delle società Livorno Calcio e Benevento Calcio fonda le proprie radici su una presunta violazione, da parte della società Spezia Calcio, dell’articolo 19 del Regolamento FIFA, che regola lo status e i trasferimenti internazionali dei calciatori.

Dunque, vediamo cosa dice quest’articolo 19.

Esso si compone di quattro commi.

Nel primo di essi è stabilito che “I trasferimenti internazionali di giocatori sono consentiti solo se il giocatore ha già compiuto 18 anni“. Più chiaro di così…

Il secondo regola le eccezioni al comma 1, e ne prevede tre:
il trasferimento può avvenire a prescindere dal mancato raggiungimento della maggiore età se:
a) “I genitori del giocatore si muovono nel Paese in cui ha sede il nuovo club per motivi non legati al calcio“.
b) “Il trasferimento avviene all’interno del territorio dell’Unione europea (UE) o dello Spazio economico europeo (SEE) e il giocatore è di età compresa tra i 16 e 18 anni“. Al giocatore deve inoltre essere garantita un’adeguata formazione calcistica in linea con i più elevati standard nazionali e un livello di istruzione che gli consenta di proseguire la sua vita in altre direzioni qualora la carriera da calciatore dovesse fermarsi prima ancora di iniziare.
c) “Il giocatore vive a non più di 50 Km da un confine nazionale e il club con il quale il giocatore desidera essere tesserato si trova entro i 50 Km da quel confine. La massima distanza tra il domicilio del giocatore e la sede del club non deve essere superiore a 100 Km. In questi casi, il giocatore deve continuare a vivere a casa e i due club coinvolti devono dare il loro esplicito consenso“.

Nel terzo comma si spiega che “le condizioni del presente articolo si applicano inoltre a qualsiasi giocatore che non sia mai stato tesserato in precedenza da un club e non sia cittadino del Paese nel quale egli desidera essere registrato per la prima volta“.

Il quarto e ultimo comma definisce le regole d’ingaggio: della serie: chi sbaglia, paga.

In esso è stabilito, infatti,  che “Ogni trasferimento internazionale, come spiegato nel paragrafo 2, e ogni prima registrazione, come spiegato nel paragrafo 3, sono soggette all’approvazione della sub-commissione nominata dal Comitato per lo status dei calciatori. La domanda di omologazione deve essere presentata dal club che vuole registrare il giocatore. Al club di provenienza deve essere data la possibilità di presentare la sua posizione. L’approvazione della sub-commissione deve precedere qualsiasi richiesta di affiliazione. Ogni violazione a questa disposizione sarà sanzionata dal Comitato disciplinare in accordo con il Codice disciplinare della Fifa. In caso di violazioni, sia il club di formazione del giocatore sia il club nel quale avrebbe giocato sono soggetti a sanzioni“.

L’articolo 19 prevede anche un bis, che regolamenta la “registrazione e la segnalazione dei minorenni nelle accademie gestite dai club”

Venendo al caso Okereke – Spezia, il giovane nigeriano, all’epoca minorenne, sarebbe entrato in Italia grazie ad un raggiro dell’art 19 della Fifa sul trasferimento di minori messo in atto dalla squadra che lo ha tesserato. L’accusa è partita direttamente dalla Procura del Tribunale di La Spezia, che da qualche tempo sta indagando sul fenomeno del cosiddetto “Football Trafficking” meglio conosciuto come tratta di esseri umani attraverso il calcio, essenzialmente di minorenni. Ed è per questo che sono finiti sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori del Tribunale della città ligure i dirigenti della locale squadra di calcio, Luigi Micheli (A.D.) ed il presidente Stefano Chisoli, interdetti per un anno dalle loro attività sportive. La vicenda ha visto coinvolte altre 15 persone, tra cui il presidente del Valdivara Cinque Terre, squadra militante nel campionato d’eccellenza ligure; sono tutti accusati di violazione delle disposizioni in materia di immigrazione clandestina.

L’attenzione della magistratura, anche sportiva, è posta in particolare sull’Abuja Football Academy, accademia calcistica fondata in Nigeria nel 2012 dallo stesso patron dello Spezia, Gabriele Volpi, il quale, gestendo nel Paese africano una società petrolifera, avrebbe in quei luoghi interessi economici molto importanti. Dunque, dietro la vicenda ci sarebbe  un intreccio tra calcio e affari economici di diversa natura, all’interno del quale si collocherebbe il tesseramento di David Okereke e di altri suoi giovanissimi connazionali, tutti minorenni. L’attività investigativa sembra aver messo in luce una macchina perfetta finalizzata a portare in Italia i minorenni nigeriani provenienti dalla suddetta scuola calcio. Un sistema complesso ed intrecciato attraverso il quale i dirigenti della società ligure facevano entrare in Italia i giovani calciatori, normalmente accompagnati da un dirigente dell’academy africana, mediante  un visto temporaneo d’ingresso valevole per il periodo strettamente necessario per consentire ai giocatori della squadra dell’Abuja Football Academydi partecipare al torneo giovanile di Viareggio, grazie anche ai “buoni uffici” dello stesso Gabriele Volpi, personaggio molto influente nell’ambiente versiliese. In quell’occasione i dirigenti avrebbero selezionato i ragazzi meritevoli e li avrebbero trattenuti illegalmente sul territorio italiano, modificandone lo status in “minorenni non accompagnati”, con il successivo affidamento a persone legate indirettamente allo Spezia Calcio con apposite deleghe sottoscritte dagli stessi genitori dei calciatori; così operando, sarebbero state facilmente raggirate le norme internazionali in materia di trasferimento di minori che prescrivono l’obbligo di affidamento degli stessi ad un tutore legale per il visto temporaneo. A tutto ciò si aggiunge l’obbligo di legge di iscrivere il minore in un istituto scolastico espressamente sancito dall’art. 19  che, come emerso dalle attività d’indagine, i calciatori coinvolti non hanno mai frequentato ed anche la mancata osservanza di quanto prescritto al terzo comma in ordine al precedente tesseramento del giocatore in un club del proprio paese d’origine.

Lo Spezia Calcio avrebbe, pertanto, violato non una , bensì tutta una serie di norme collegate all’art. 19 ed, in generale, alla normativa internazionale sul trasferimento dei minori extracomunitari.

Questi, dunque, i fatti che hanno indotto il Giudice Sportivo a sospendere l’omologazione del risultato ed a trasmettere gli atti alla Procura Federale per gli approfondimenti del caso.

Ribadisco quanto detto all’inizio di questo mio intervento, e cioè che non intendo formulare giudizi e tantomeno emettere “sentenze” che non mi appartengono.

Una cosa, però, tengo a dirla. Mi auguro sinceramente che la società Spezia Calcio riesca a dimostrare l’assoluta liceità del proprio comportamento e l’estraneità ai fatti che le vengono imputati; così come allo stesso modo mi auguro che, ovemai dovesse essere dimostrata la fondatezza dell’impianto accusatorio, gli organi federali siano inflessibili nell’applicazione del regolamento e nella comminazione delle sanzioni e non assumano le solite decisioni “politiche” tese più che altro a limitare la destabilizzazione del sistema.

Ci si chiede (anche sui social) se abbia fatto “bene” la società Benevento Calcio a presentare ricorso al fine di ottenere, comunque, punti in classifica non conquistati sul campo o se invece sarebbe stato preferibile evitare di farlo. Io credo, al proposito, che la domanda da porsi non sia tanto se la società sannita abbia fatto “bene” o meno a presentare il ricorso, quanto se la società Spezia Calcio abbia fatto “bene” a schierare il giocatore nigeriano, nonostante la questione fosse stata già sollevata soltanto due settimane prima con il medesimo ricorso presentato dal Livorno Calcio. Delle due, l’una: o il management della società ligure è talmente sicuro della propria linearità comportamentale al punto da non temere risvolti sanzionatori d’alcun tipo, oppure ha sottovalutato, con sospetta superficialità, la questione, tanto da far apparire il suo atteggiamento provocatorio, per non dire addirittura di sfida.

La risposta della società Benevento Calcio è solo consequenziale a questo tipo di atteggiamento ed è anche, aggiungerei, un atto dovuto, a garanzia del rispetto delle regole e delle norme federali; per questo sono pienamente d’accordo con l’operato della società sannita. Premesso che, come sottolineato dal Presidente Oreste Vigorito, a nessuno fa certamente piacere conseguire risultati sportivi a suon di “carta bollata”, va tenuto presente che ci sono le norme (internazionali) ed i regolamenti (federali) da rispettare ed è giusto che chiunque non lo faccia sia chiamato a pagarne le conseguenze. Senza contare, poi, che le società di calcio sono costituite sotto forma di società di capitali, come tali orientate al profitto e per questo corre l’obbligo, in capo agli amministratori, di gestirle in modo da tutelare i soci, il patrimonio e gli stessi abbonati.

Per tutto questo la dirigenza societaria non ha potuto esimersi dalla proposizione del ricorso.