Nel teatro dell’ex Convento di San Vittorino di Benevento ha portato la sua testimonianza, nella mattinata di sabato 23 settembre, Giuseppe Costanza, autista personale del giudice Giovanni Falcone e sopravvissuto della strage di Capaci. Hanno partecipato allievi del Liceo Classico dell’istituto “Virgilio” di Benevento oltre a docenti e studenti di altri istituti della città e della provincia.

Presenti all’incontro con Costanza, organizzato dalla Università Telematica “Giustino Fortunato” con la collaborazione del Conservatorio di Benevento e Libera Contro le Mafie, il prof. Paolo Palumbo, delegato del rettore della Unifortunato, il Prof. Giovanni Tartaglia Polcini – Docente di Diritto e legislazione antimafia dell’Unifortunato, il Dott. Michele Martino, referente Libera di Benevento e l’avvocato Felicita Delcogliano, sorella di Raffaele Delcogliano ucciso dalle Br.

Un silenzio significativo ha accompagnato, durante tutto il tempo dell’incontro, le parole di Giuseppe Costanza che, con semplicità e immediatezza emozionata, ha raccontato la sua storia di sopravvissuto dimenticato dalle istituzioni e comunque in continua lotta nella ricerca della verità in merito a quanto accaduto a Capaci quel giorno del 23 maggio 1992.

I giovani presenti hanno avuto l’opportunità di ascoltare, direttamente da chi l’evento della strage lo ha vissuto sulla propria pelle, la storia di un servitore dello Stato che, come purtroppo spesso accade nel nostro paese, è stato dimenticato ed anche schiacciato dalla macchina di una burocrazia sorda che non sa avvalersi di chi potrebbe contribuire, in modo diretto, a consolidare il principio della legalità.

La testimonianza di Giuseppe Costanza è stata comunque  raccolta in un libro : “Stato di abbandono”, che egli ha voluto pubblicare, venticinque anni dopo la strage di Capaci,  perché non si dimenticasse non solo la sua odissea, prima nei gironi infernali della vita quotidiana accanto al suo giudice, poi, da solo, negli altri gironi terribili, quelli di una pubblica amministrazione ottusa, ma anche e soprattutto perchè si provasse a capire l’oscuro intreccio di poteri che hanno portato alla strage di Capaci. La pubblicazione vedrà i propri  introiti, a tenuto a precisare,  interamente devoluti in beneficienza.

Michele Martina ha tenuto a precisare, in un suo intervento, che siamo difronte a italiani che ci onorano e segnano la strada della legalità e soprattutto l’importanza di uno Stato che giustamente non dimentica i morti, ma che non deve ignorare i sopravvissuti, perché questi ultimi, noi ne siamo convinti, sono nostri cittadini  che portano nelle loro carni e nel cuore, il doloroso ricordo di persone loro care perse e di attimi di tragedia che ti annientano e che dunque, più di altri, sanno coinvolgere e trasmettere i valori della legalità.

Costanza, rivolgendosi ai tanti giovani presenti, ha ricordato loro di non delegare mai ad altri il rispetto della legalità, ma di essere loro stessi protagonisti di scelte, anche coraggiose, che possano consentire a ciascuno di chiedersi: “Tu da che parte stai?” e poi agire per il bene della collettività e della propria coscienza.

Tartagia Polcini ha voluto ricordare che Giovanni Falcone è un eroe universale, un suo busto è presente all’interno della sede dell’FBI negli Stati Uniti, egli infatti aveva ideato un approccio diverso nella lotta alla mafia, con tecniche investigative innovative fra cui la confisca dei patrimoni mafiosi, forme investigative che hanno portato alla moderna teorizzazione del diritto penale. A tutt’oggi, ha ricordato, sono circa 20 miliardi i beni confiscati alla mafia.

Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi” affermava  Bertold Brecht, ma quando gli eroi riempiono la nostra realtà è giusto riconoscerne non solo il valore , ma anche il ruolo che essi possono avere nella costruzione di una società più giusta. Giuseppe Costanza è stato invece dimenticato, dalle istituzioni come dalla società, relegato in uno sgabuzzino a fare fotocopie dopo il suo rientro in servizio, quasi un personaggio ingombrante da dimenticare in fretta, costretto, nonostante la medaglia d’oro al valore civile riconosciutagli,  ad incatenarsi davanti al tribunale di Palermo per rivendicare la propria dignità di servitore dello Stato.  Ciò nonostante egli  continua a chiedersi chi siano stati i mandanti della strage, quali “colletti bianchi”, come li chiamava Falcone, abbiano collaborato con l’apparato mafioso e soprattutto determinato a non fermarsi finchè non avrà risposte.

Falcone, ha affermato Costanza, faceva paura, era ormai stato indicato come capo della procura nazionale antimafia e, dopo lo scioglimento del pool antimafia da parte di Antonino Meli, nuovo consigliere istruttore di Palermo succeduto ad Antonino Caponnetto, inventore del pool antimafia composto anche da Falcone, Paolo Borsellino e Rocco Chinnici, fu quasi emarginato, al punto che ai funerali di Antonino Scopelliti, Falcone sentì di essere in pericolo e confidava al fratello del collega : “ Se hanno deciso così non si fermeranno più…..ora il prossimo sarò io”.

Costanza è stato al fianco di Falcone per otto anni, da lui stimato e ritenuto uomo di fiducia a cui confidare ora e luoghi dei suoi spostamenti, ha raccontato, persona amica più che un giudice da proteggere, morto nel cuore quel giorno insieme al giudice e sopravvissuto alla quotidianità solo grazie alla sua famiglia. Dimenticato dalle istituzioni, ma cocciutamente convinto che ciascuno deve essere sentinella di se stesso, ricordando l’esempio di uomini come Falcone ed accettando, come lui aveva fatto, i rischi di scelte coraggiose e legali.

Calorosi gli applausi che hanno accompagnato le sue dichiarazioni, pronto a rispondere ad alcune domande postagli dagli studenti e lietamente disponibile a foto ricordo con i giovani che lo hanno festosamente circondato alla fine dell’incontro.