Un pareggio che potrebbe sembrare striminzito ma che, razionalmente, vale tanto oro quanto pesa. La gara con il Parma, nei nostri desideri, avrebbe potuto consegnarci un pass (virtuale) per una salvezza sempre più vicina. Invece, la gara nel suo complesso s’è rivelata molto più difficile di quanto potessimo immaginarla, pur al cospetto di una classifica deficitaria (e bugiarda) quale quella dei gialloblù emiliani.

Il Benevento ha fatto la sua gara, riuscendo, almeno nella prima frazione di gioco, a contenere gli assalti di Kucka e compagni senza rischiare nulla, con una buona fase difensiva e riuscendo a mantenere bassi i ritmi. Il vantaggio giallorosso con Glik, poi, ci ha forse fatto pensare che la partita sarebbe stata in discesa per noi. Invece, il bravo Roberto D’Aversa, forte anche di una panchina “pesante”, è riuscito nel secondo tempo ad impadronirsi del campo e del gioco, alzando anche il ritmo/gara, mettendoci in seria difficoltà e facendo emergere, ancora una volta, tutti i limiti e i difetti strutturali della nostra squadra. E, alla fine, io credo che il punto sia assolutamente guadagnato. Chi ne ha persi due, se proprio vogliamo, è stato il Parma. Sia chiaro, nessuna accusa. Nessuna polemica. È un dato di fatto e, senza retorica, a me sta bene così. Per noi è sempre un vero lusso essere annoverati tra le venti migliori d’Italia, in serie A. Il resto sono chiacchiere.

Benevento – Parma mi ha ricordato (tanto) la gara casalinga con il Torino, in una sorta di spiacevole déjà vu. Buona parte iniziale nel complesso, ma tanti (troppi!) palloni sprecati in uscita, a volte letteralmente buttati via. Frenesia? Imprecisione? Mah! Poi, con il trascorrere dei minuti, sono aumentate troppo le distanze tra i reparti, con i due attaccanti troppo isolati per pensare di poter fare male all’avversario, anche in ripartenza. Le altre due linee (difesa e centrocampo) a proteggere l’area di Montipò, vertiginosamente schiacciate in basso: come spesso accaduto, ci siamo fatti pugilisticamente chiudere nell’angolo e, quando l’avversario picchia forte, perchè alla disperata ricerca di punti, prima o poi il gancio o l’uppercut lo prendi che ti manda al tappeto… Ma merito pieno al Parma che è quasi riuscita a vincerla, dando vita sostanzialmente ad una partita palpitante, fino all’ultimo secondo di gioco. Una gara vera, tutto sommato corretta, e questo ha fatto onore ad entrambe le formazioni, oltre il risultato.

Sinceramente, non mi è piaciuta la gestione dei cambi: i tre slot sprecati con solo tre sostituzioni effettuate sulle cinque disponibili. Con Schiattarella ed Hetemaj (tra l’altro ammonito) in evidente difficoltà fisica. Perparim, tra l’altro, anche ammonito. Una nuova chance a Dabo a dare man forte l’avrei data. E, invece di Di Serio (o con lui!), un piedi buoni come Sau a mantenere palla in avanti. Ma sono solo mie idee,  punti di vista.

Ma va bene così. Io credo che a questa squadra non possiamo chiedere di più, in un campionato che è assolutamente difficile e dove nulla è scontato. Basta guardare i risultati maturati su altri campi. Quindi, il punto pesa eccome! La zona calda per noi ad oggi è a meno 8. Non certo un abisso, ma credo sia un vantaggio importante, onestamente insperato. Questa squadra ha raccolto ben 30 punti in 29 giornate disputate: una media di 1,03 punti/gara. In proiezione, potremmo arrivare a 39. E non è poco!

Dulcis in fundo: Letizia e Iago Falque sono guariti e pienamente disponibili. C’è solo bisogno di portarli ad una condizione ottimale di forma. Questo a tutto vantaggio delle scelte che potrà fare mister Filippo Inzaghi. Due calciatori importanti in più su cui contare, nella lotta aspra per conquistare una possibile e meritata salvezza.