Ottava partita di campionato, zero vittorie, zero pareggi, otto sconfitte. Nove, se consideriamo quella di Tim Cup con il Perugia. Due goal fatti (0,25 goal a partita) e 19 subiti (2,375 goal a partita). Globalmente, in nove gare ufficiali della stagione 2017/18, il Benevento ha subito 23 reti segnandone solo 2: media reti al passivo di 2,555: ragionevolmente troppe, anche per il Benevento citato dal signor nessuno Stramaccioni. I numeri dicono questo, il resto sono inutili chiacchiere.

Anche a Verona solito canovaccio: giallorossi abbozzanti calcio, con tanti errori individuali, molta approssimazione nella costruzione e soprattutto nelle varie fasi di gioco, e un sottile ma palpabile #tantochissenefrega che traspare da molti degli attori in campo.

Non me ne vogliano Memushaj (capitano di giornata) e compagni, ma la squadra appare senz’anima, vuota di quello spirito guerriero indispensabile per una formazione ancorata a fondo classifica, con tanti problemi (ma tanti!) e la disperata necessità di iniziare a muovere la classifica.

Certo, ci sono eccezioni: mi piace lo spirito di Lollo Venuti che almeno ci mette l’anima, oltre ogni limite. Non disdegno la carica agonistica di Djimsiti o quella di Cataldi. Ma è poco, troppo poco vista la classifica e l’obiettivo minimo dichiarato: la salvezza.

Anche stavolta un alibi, l’espulsione di Antei. E su quello si costruisce una difesa che, per tanti aspetti, è inutile e diventa quasi antipatica. Fanno quasi sorridere (oramai) le dichiarazioni di Marco Baroni, nel post gara. A lui è piaciuto (!) l’atteggiamento della squadra, in undici contro undici avremmo potuto… ma potuto cosa? La partita, purtroppo per lui, l’abbiamo vista tutti, a Benevento così come in tutta Italia. E solo lui, e pochi altri, hanno ammirato una squadra che avrebbe potuto – ma veramente dice? – anche ottenere qualcosa in più. Capisco il suo voler difendere il proprio lavoro e i suoi ragazzi. Questo gli fa onore. Ma almeno evitasse di pensare che chi ascolta, come me, sia cieco. O stupido. O che non abbia visto e vissuto una cinquantina d’anni di calcio. Condizione, questa, che non promuove ad esperto di calcio, sia chiaro. Ma che mette in condizione di poter dare almeno un giudizio, per quanto esso sia inquinato dall‘emotività del momento.

Il tecnico è in evidente difficoltà: lo dicono le scelte, i continui avvicendamenti in campo, non dettati esclusivamente da situazioni contingenti, ma da palese confusione. Il caso Viola, giusto per chiarezza, è emblematico… Aveva bisogno, certamente, di rifiatare Belec, ne ha più bisogno il nostro ex stopper fiorentino.

Baroni: (repetita iuvant) ad ascoltarne le parole, dalla sala stampa del Bentegodi, ha recitato l’ennesima – a dir poco inquietante – arringa a tutela del proprio lavoro, quasi come a dire: io ho fatto tutto ciò che potevo, impossibile fare meglio, anzi… Chiarissimo, oramai, come egli voglia difendere il proprio stipendio. Ha un ingaggio importante (ovviamente da serie A!), è comprensibile come non abbia alcuna intenzione di dimettersi, anche davanti all’evidenza. E poi: almeno evitasse di pensare che, chi ascolta o legge certe dichiarazioni, sia stupido. Insistere con un certo tipo di atteggiamento verso stampa e tifosi, è quasi offensivo. È soprattutto una questione di onestà intellettuale.

La Società, intanto, si guarda bene dall’esonerarlo: tra ingaggio e oneri vari (compreso il suo staff tecnico), salterebbe qualche milioncino di euro. Considerando che, la campagna acquisti è stata condotta usando parsimonia (calcolata?), è chiaro come dalle stanze di  Via Santa Colomba non possiamo aspettarci segnali di questo tipo. Tanto valeva fare un calciomercato maggiormente oneroso. O no? Si aspetta, tanto…

Chiacchiere e classifica stanno a zero. Servono azioni, scelte drastiche, pugno di ferro (perché no?) e immediata presa di coscienza di tutti, oltre che qualche altro sacrificio. Il Presidente, Oreste Vigorito, non può e non deve più ergersi a difensore dei suoi. È inutile, oramai, mettersi a scudo della squadra e catalizzare l’attenzione su di sé. Non serve, inizia ad essere oltremodo dannoso. Io credo che lui in primis paghi per tutto questo, profumatamente, e non soltanto in euro. Tifosi e stampa non vogliono colpevoli, ma soluzioni. Soprattutto, vorrebbero che si iniziasse a parlare chiaro, così come non è stato fatto fin’ora, né sulla squadra (tutto compreso…) e né sui progetti reali.