È vero che al peggio non c’è limite. Ma sinceramente nessuno s’aspettava, dopo la clamorosa debacle di Livorno, una “non reazione” così eclatante da parte di una squadra, il Benevento, mai entrata in partita, lenta, prevedibile, senza la benché minima parvenza di un gioco che possa minimamente definirsi tale. Ed ancora una volta (l’ennesima) con uomini sbagliati al posto sbagliato.

La sciagurata trasferta di Livorno non ha rappresentato, purtroppo, quell’incidente di percorso da più parti (noi compresi) ipotizzato (o forse semplicemente sperato); non abbisogna certo della cartomante per individuare l’unico, vero grande responsabile di questa situazione, a questo punto davvero preoccupante. Scelte scellerate, giocatori importanti fuori ruolo, continuo avvicendamento di uomini “chiave” da parte di un tecnico in totale confusione mentale; tutti fattori che, insieme, non danno certo credibilità e continuità ad un progetto che miri ai grandi obbiettivi prefissati, nel breve, medio o lungo periodo che sia. Che il Benevento non abbia mai espresso, sin dall’inizio del campionato, una propria identità di gioco e si trovi ancora in piena zona play-off grazie al livellamento verso il basso espresso quest’anno dalla serie B, crediamo sia un fatto difficilmente confutabile.

A questo punto, se si vuole salvare la stagione, e si è ancora in tempo per farlo, occorre che la società prenda seri provvedimenti.

E lo faccia subito.

Non sono più sinceramente ascoltabili, senza provocare irritazione (siamo ai limiti della provocazione…), le arrampicate sugli specchi di un tecnico che nel post-partita asserisca di aver visto la sua squadra, il Benevento che, nonostante la sconfitta, si sia “giocato la partita”, anzi che l’abbia interpretata in maniera perfetta dal punto di vista difensivo e che sia stato, alla fin fine, sfortunato sull’unico tiro in porta effettuato dall’avversario.

A quale partita egli abbia assistito, però, facciamo fatica a comprenderlo.

Una squadra che punta a vincere il campionato non può non giocare una partita così, con un solo tiro nello specchio della porta in 95 minuti. Mai tre (diciamo tre) passaggi di fila riusciti. Cross (pochi) provenienti dagli esterni  puntualmente sbagliati o che, nelle migliori delle ipotesi, finivano tranquillamente tra le braccia del portiere avversario senza che creassero il benché minimo affanno alla difesa. Per quanto attiene al gol della Cremonese, subìto al termine dei minuti di recupero peraltro in situazione di inferiorità numerica a seguito dell’espulsione di Strefezza avvenuta qualche minuto prima, s’è trattato, è vero, del classico episodio fortunoso che può capitare nell’arco di una partita, ma è altrettanto vero che se una partita non la giochi, alla fine puoi anche finire per perderla. Cosa che s’è puntualmente verificata. Certo si potrà dire: ma se fosse entrato quel colpo di testa di Ricci soltanto un minuto prima….. Eh no, non possiamo accettarlo! Una squadra che ambisce a vincere il campionato (prima o seconda piazza, poco importa) ha il dovere di presentarsi  su qualsiasi campo ed imporre il proprio gioco dal 1° minuto, con cattiveria (agonistica) e determinazione, chiudere la partita e portare a casa i tre punti, senza attendere i soliti dieci minuti finali in cui sperare che capiti qualcosa di favorevole.

Non riusciamo, poi, a comprendere con quale logica l’allenatore abbia effettuato le (come al solito tardive) sostituzioni. Che senso ha, ci chiediamo, togliere dal terreno di gioco un giocatore come Insigne, l’unico che, nonostante la serata poco ispirata, sarebbe stato tecnicamente in grado di creare superiorità numerica o di avere quel “guizzo” ed inventare l’episodio a favore in una partita in cui le due squadre hanno innanzitutto mirato a non prenderle, piuttosto che puntare a vincere? Con quale logica diabolica ha inteso sostituire un giocatore non certo “veloce”, come Viola, con un altro avente caratteristiche simili, che peraltro era anche al debutto assoluto. Ed infine, se davvero voleva imprimere una svolta alla partita e cercare di vincerla, che senso ha avuto gettare nella mischia Raul Asencio soltanto in pieno recupero, a due minuti dalla fine? Non sarebbe stato preferibile farlo almeno una ventina di minuti prima?

Tutto questo lo inquadriamo in una sola parola: improvvisazione. E non è certo così che si fanno giocare le squadre e si vincono i campionati.

La redazione sportiva:  Marcello Mulè,  Andrea Bardi, Arturo Ciullo