Massimo Di Modica

Massimo Di Modica, Barcelona, Catalunya – Sono passati quattro giorni dal famoso Referendum “illegale” celebrato in Catalogna (Catalunya) e purtroppo le immagini sono ancora oggi sotto gli occhi di tutti: violenza gratuita da parte degli oltre 10.000 poliziotti (inviati appositamente dal governo centrale) verso persone che avrebbero potuto essere anche amici o addirittura parenti.

Purtroppo io non ho mai considerato la violenza come un metodo plausibile per risolvere qualsiasi situazione, per quanto grave possa essere, o per prevenire chissà quale male. Eppure ci sono ancora politici (persone da noi elette per risolvere i problemi della società e per migliorare la nostra vita!) che credono che la repressione e la risposta violenta siano un metodo efficace; sono evidentemente persone che restano legate e ancorate a regimi politici dittatoriali e totalitari (di destra e di sinistra, nessuno escluso), che non lasciano spazio a niente che possa mettere in discussione la loro “autorità”.

Il normale svolgimento di questo Referendum è stato stravolto dall’intervento delle forze di polizia che sono riuscite con l’amabilita dei loro “argomenti” a chiudere un terzo dei seggi, mentre nei due terzi mancanti, almeno a giudicare dai video, dalle foto e da tutto il materiale che la rete e riuscita a far girare, tutto si è svolto con la “normalità” che è potuta scaturire da una giornata segnata da eventi simili. Quando ho accompagnato mia moglie a votare, ho visto il seggio praticamente circondato dai cittadini che erano lì a vegliare sui propri voti, erano lì a fare da muro passivo al possibile intervento della polizia, che ha continuato per tutta la giornata nello svolgimento del compito affibiatole dalla magistratura, ovvero evitare la votazione popolare con ogni mezzo a disposizione.

Logicamente – dopo tutto ciò – è stato ammesso da parte del Govern della Generalitat (cioè Governo catalano) il censo universale: si poteva votare in qualsiasi seggio, con la possibilità di votare senza busta (dopo tutti i sequestri da parte della polizia che si erano succeduti nella settimana precedente) ed anche la possibilità di portarsi la scheda per votare da casa (sempre per il motivo di prima).

Quello che è venuto fuori è un simulacro di Referendum, per la scarsità di garanzie democratiche sullo svolgimento delle operazioni di voto, che però ha sancito, secondo me, il definitivo distacco della società catalana da quella spagnola.

Il risultato della partecipazione alla consultazione popolare e stato interpretato, come era da attendersi, in modo completamente diverso dalle due parti. Il Governo Centrale non ha dato nessun peso – né validità – ai numeri pubblicati dalla Generalitat; quest’ ultima ha messo le mani avanti esponendo le difficoltà con le quali si era svolta la consultazione, ma ha anche sottolineato un dato di partecipazione che supera i 2,5 milioni di persone (ricordo che in tutta la Catalogna risiedono circa 7,5 milioni di abitanti), che comunque è un’altissima partecipazione, cresciuta proprio grazie alla cecità di chi ha schierato le forze dell’ordine contro i cittadini.

Gli scenari che possono aprirsi dopo queste vicende non sono chiari, c’è chi dice che il Governo di Madrid potrebbe sospendere l’autonomia della regione con il conseguente arresto delle persone che la magistratura considera colpevoli (!) e quindi un intervento di autorità che, secondo loro, riporterebbe la legalità e ricondurrebbe la situazione sui binari della normalità (?!); le posizioni più estremiste dei separatisti vorrebbero invece già una Dichiarazione Unilaterale di Indipendenza (lunedì?) per recidere definitivamente quel cordone ombelicale che finora li ha tenuti legati a Madrid.

Nel frattempo, si ascoltano le dichiarazioni dei vari protagonisti che danno da pensare; c’è chi invece di stemperare la situazione butta benzina sul fuoco, parlando di attacchi alla polizia da parte dei cittadini catalani; si mettono in dubbio, chiedendo i dati agli ospedali, le cifre sulle persone ferite e si parla di una popolazione “rapita” – come se avessero fatto un lavaggio del cervello di massa.

Bisogna invece chiarire, per rendere meglio l’idea, da chi è composto questo governo, dallo stesso partito che in quel tristemente famoso 11 marzo del 2004 gridava a squarciagola al mondo che gli attentati erano colpa di ETA, mentre anche i più sprovveduti ne avevano capito e letto la vera firma.

Il Governo catalano – subito dopo la lettura trionfale dei dati sul Referendum – ha comunque teso la mano a Madrid per il dialogo – idea a cui non si e mai sottratto – ha sottolineato lo sproporzionato uso della forza da parte della polizia e ha chiesto una mediazione europea ad una questione che, però, la gran madre Europa definisce di carattere interno (ci sarebbe molto da discutere su questo punto perché – se non erro – c’è un articolo della Carta che dice chiaramente che se uno stato usa la forza contro i suoi cittadini potrebbe essere addirittura espulso dall’UE). Infine ha lanciato una chiamata per fermare il paese, una specie di sciopero generale, che ha avuto una partecipazione altissima, il tutto sempre con rispetto, civiltà e fermezza nella difesa delle proprie convinzioni.

Ci sono tanti modi per poter affrontare chi non la pensa come te o chi tu credi abbia infranto la legge vigente, se non sbaglio Platone affermava “ogni problema ha tre soluzioni: la mia soluzione, la tua soluzione e la soluzione giusta”.

La “soluzione giusta”, che reclamava già Platone, sarebbe la soluzione ad un problema politico che può avvenire solo attraverso la mediazione e la volontà di metter rimedio ad una questione che da troppi anni, per non dire secoli, viene sminuita dagli uni e auspicata dagli altri.