Storica visita a Cuba del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, dopo 88 anni un presidente americano torna nell’isola caraibica nella speranza dichiarata di riprendere le relazioni politico-diplomatiche,  sicuramente anche economiche, interrotte nel 1961 dopo il fallito tentativo, da parte di esuli cubani e di mercenari sostenuti dalla CIA americana, di invadere l’isola sbarcando nella Baia dei porci e rovesciare il governo di Fidel Castro .

L’evento provocò la decisione, da parte americana, di imporre un’embargo economico che dura ancora oggi ed a cui Obama pare intenzionato a mettere fine dopo l’approvazione del Congresso americano.

L’isola di Cuba, negli anni che precedettero la rivoluzione, era stata governata, a partire dal 1933 fino al 1959, dal militare, politico e dittatore Fulgencio Batista; grazie al Movimento del 26 luglio, guidato da Fidel Castro ed Ernesto Guevara (detto il Che), il popolo cubano mise in fuga il dittatore e Castro potè avviare la riforma agraria e la nazionalizzazione delle imprese straniere su territorio cubano negando, nello stesso tempo, di voler dare vita ad un regime socialista. L’aspra risposta degli Stati Uniti ai provvedimenti adottati, questi toccavano infatti gli interessi americani sull’isola, innescò un avvicinamento di Cuba all’Unione Sovietica, paese con cui l’isola stessa firmò accordi commerciali.

Tale situazione spinse però l’America alla rottura delle relazioni diplomatiche con Cuba spingendo Castro, inevitabilmente, ad avvicinare il suo governo al campo comunista sovietico, fino alla proclamazione della prima repubblica socialista d’America. Gli Stati Uniti di John F. Kennedy allora, vedendo in tali decisioni di Cuba una minaccia, misero in atto un tentativo per abbattere Castro attraverso il già citato e fallimentare sbarco armato nella Baia dei Porci.

Da quel momento l’allontanamento tra Cuba e gli Stati Uniti fu definitivo, così come fu definitivo l’avvicinamento di Castro al comunismo, atto conclamato da Castro stesso il 2 dicembre 1961 ed accolto con entusiasmo dai suoi sostenitori che per questo lo definirono Lider Maximo (Condottiero Supremo), ma aborrito ovviamente dai suoi detrattori, un atto che determinò quel provvedimento conosciuto anche come el bloqueo, cioè l’embargo da parte americana.

Negli anni seguenti Castro ha mantenuto la guida dell’isola grazie al sostegno delle masse, come dichiarato dai suoi sostenitori, ma soprattutto grazie all’utilizzo di metodi coercitivi e repressivi come affermato dai suoi oppositori.

Il 19 aprile 2011 Fidel Castro si dimette dalla sua carica ed affida il governo del paese al fratello Raul Castro, politico che sta lentamente avviando alcune riforme più liberali, anche per contrastare la crisi economica che ormai, in modo endemico, il paese sta vivendo come conseguenza dell’embargo americano.

Oggi dunque qualcosa sta cambiando, anche grazie all’intercessione del Cardinale Ortega, prelato che  Obama incontra nel suo primo dei tre giorni di soggiorno a Cuba, che insieme ai diplomatici del Vaticano, ha facilitato i negoziati segreti che hanno portato allo storico incontro, consentendo la ripresa dei rapporti bilaterali.

Manifesti con la foto di Barack Obama nei vicoli della città vecchia, muri ridipinti per l’occasione, persino strade riasfaltate che per anni erano state polvere, tutto è stato approntato per l’arrivo del Presidente americano che, in compagnia della moglie Michelle, delle figlie Malia e Sasha e della suocera Marian Robinson, è arrivato a Cuba accolto dal ministro degli Esteri Bruno Rodriguez e da saluti di benvenuto da parte della gente che mostrava striscioni con la scritta Bienvenido a Cuba” e gridava, battendo le mani, “ Barack, Barack”.

Nonostante il suo arrivo sia stato preceduto dalla notizia di una cinquantina di arresti di oppositori al governo Castro, il Presidente americano ha affermato: “ E’ meraviglioso essere a Cuba”, “ Una opportunità storica di impegnarsi con il popolo cubano”. Inutile dire che la visita, oltre al significato storico-politico, riveste anche una funzione di riavvicinamento delle due economie; dopo il bilaterale con Raul, Obama vedrà infatti un gruppo di imprenditori cubani per  promuovere un nuovo impulso commerciale e turistico che vorrebbe fosse irreversibile, quasi una sua eredità da lasciare come segno della sua presidenza.

Obama ha subito ricambiato l’accoglienza al suo arrivo con un tweet in francese non appena atterrato: “Comment ça va Cuba ?”, lieto di essere il primo presidente americano su territorio cubano dopo quasi novanta anni ed un periodo di “guerra fredda” interminabile.

L’Avana, capitale dell’isola, ha accolto Obama tappezzando i muri della città di manifesti con i volti del presidente cubano Raul Castro e quello americano, in un atto di “disgelo” a fronte del quale non potranno restare insensibili i rappresentanti dei due paesi che, nonostante Obama abbia deciso di non affrontare al momento i temi dei diritti civili spesso negati a Cuba, obbligherà a rivedere diffidenze e ostilità di vecchia data che per troppo tempo hanno visto come ‘vittime’ i cittadini cubani.

La diplomazia riprende con questo evento il ruolo che gli è proprio, quello cioè del confronto rispettoso delle differenze, ma produttivo sul piano sociale ed umano e, volendo riecheggiare le parole di Che Guevara, ci piace citare alcune sue riflessioni significative: “O siamo capaci di sconfiggere le idee contrarie con la discussione, o dobbiamo lasciarle esprimere. Non è possibile sconfiggere le idee con la forza, perché questo blocca il libero sviluppo dell’intelligenza”.