427 mila bambini in Italia, negli ultimi 5 anni, sono stati spettatori o vittime a loro volta di violenze domestiche, brutalità commesse, nella quasi totalità dei casi, da un uomo, spesso lo stesso padre.

Minori che spesso vedono la propria madre coperta di lividi o ferite o, in altri casi sono essi stessi oggetto di violenze e maltrattamenti e che troppo spesso assistono a liti furibonde tra i genitori che si trasformano in un round di brutalità di cui non sanno darsi ragione e che frammenta la loro personalità e le certezze di cui hanno estremo bisogno.

I bambini ci osservano, ci studiano, imparano dai nostri comportamenti e spesso provano ad imitarli per consolidare atteggiamenti sociali e compiere scelte di vita in età adulta, ma quando l’apprendimento parte da percezioni troppo veloci e premature, se non proibite, le conseguenze nella formazione dell’individuo possono essere tragiche. E’ stato rilevato che i bambini che hanno sperimentato la violenza domestica, più probabilmente diventeranno adulti violenti e disturbati nei loro rapporti umani, i bambini esposti alla violenza del padre, hanno maggiori probabilità di diventare loro stessi violenti e di utilizzarla nelle loro relazioni per risolvere i conflitti.

Assistere alle violenze o sperimentarle su se stessi, provoca inoltre effetti che non sono solo fisici – lesioni o morte – ma anche disturbi sulla salute fisica dei bambini, come angoscia, bagnare il letto, disturbi di stomaco e malattie croniche, stati di ansia e diffidenza verso gli altri. I bambini non dimenticano di aver visto la loro mamma maltrattata, ma poiché essi pensano che il mondo ruoti attorno a loro, possono pensare che la violenza che vedono scaricata sulla madre o su loro stessi, in fondo sia colpa loro.

Il processo di formazione della consapevolezza di sé e delle competenze emotive personali viene dunque fortemente compromesso dall’essere spettatori o partecipi di atti di violenza, tale situazione finisce per incidere sulla mancata formazione di quell’autoconsapevolezza senza la quale siamo in balia degli eventi, viene a mancare cioè la formazione di quell’intelligenza emotiva che è riconosciuta come una delle più potenti armi della crescita personale.

Save the Children – l’Organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro – ha lanciato una forte iniziativa di sensibilizzazione contro il silenzio che quasi sempre circonda esperienze tanto traumatiche da parte di minori, l’organizzazione ha diffuso un dossier che contiene inedite elaborazioni realizzate dall’Istat per Save the Children, con  un’ampia analisi qualitativa, oltre che quantitativa, del fenomeno e delle esperienze di violenza subite dalle donne.

Stiamo parlando di “violenza assistita”, una piaga  ancora oggi poco conosciuta o spesso sommersa, anche a causa della scarsa consapevolezza, da parte degli adulti, della sua gravità, un fenomeno che vede uno scarso sostegno alle mamme vittime di violenza, donne che spesso subiscono in silenzio, senza denunciare, nella inutile speranza di un cambiamento nei comportamenti del proprio compagno, nell’errata idea di amore e nel timore che una denuncia possa peggiorare le cose o possa mettere in cattiva luce la propria famiglia.

Gli adulti sono offuscati dagli interessi, dal lavoro, dal guadagno, da pretese affettive o rancori che cancellano i valori dell’infanzia, da un vortice di “dare e avere” che troppo spesso coinvolge le relazioni umane. I bambini dovrebbero essere lontani da tutto questo, proprio per quell’innocenza della fanciullezza che caratterizza la loro età ed invece, paradossalmente e tristemente, diventano merce di scarso valore su cui riversare, freddamente ed impassibilmente, impulsi, aggressività, soprusi e violenze, giocando sulla loro incapacità di difendersi e contando su una presunta incapacità dei bambini di comprendere o ricordare.

È un gioco molto pericoloso quello che il mondo degli adulti sta facendo oggi con i bambini, un comportamento che soffoca la fanciullezza e mette in gioco l’equilibrio psichico e mentale di futuri uomini e donne.

Bisognerebbe ricordare che i nostri figli ci osservano e ci imitano, sono il nostro specchio, inoltre i bambini che crescono in famiglie caratterizzate da violenza cronica e continuativa, imparano che l’uso della violenza è normale strumento delle relazioni affettive, molti di essi possono imparare il disprezzo per le donne e le persone più deboli e strutturare i loro comportamenti adulti secondo modalità aggressive e centrate sull’esercizio del potere nella relazione.

Inutile ricordare che spesso i bambini subiscono, all’interno del nucleo familiare, loro stessi violenze, da quelle puramente fisiche a quelle sessuali, comportamenti che distruggono non solo la loro infanzia, ma ogni certezza, essi infatti finiscono con il non comprendere più né definire la linea di confine tra comportamento lecito e illecito, in un caos emotivo e fisico che uccide ogni certezza affettiva e soffoca ogni purezza e innocenza e con esse, ogni speranza di un avvenire sereno e costruttivo.

Basta dunque alla violenza di fronte ai bambini e sui bambini, alito del nostro futuro e del significato più vero della nostra vita e, con le parole di Isaac Asimov, ricordiamo che “La violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci.