(di Claudia Nicchiniello) – Negli ultimi anni si sta assistendo a un numero sempre crescente di genitori che, per esigenze di cura dei propri figli, con diagnosi di autismo, intraprendono azioni legali per garantire le migliori terapie che, purtroppo, finiscono per essere erogate solo su provvedimento giudiziario.

Dovevano essere garantite dal SSN, ma sono sistematicamente negate dalle locali  ASL, per presunte, anche se spesso celate, ragioni di budget.

Recentemente nell’accogliere l’ennesimo ricorso promosso da una famiglia frustrata da un Sistema Amministrativo perverso (che  più spesso si accanisce  contro chi  avrebbe bisogno di maggiore protezione),  il Tribunale di Avellino ha riconosciuto a un dodicenne con grave forma di autismo il diritto alle cure,ordinando all’ ASL di erogare  il trattamento ABA richiesto in regime residenziale “al fine di tutelare il diritto alla salute, altrimenti compromesso, in maniera irreversibile e definitiva, in conseguenza del mancato conseguimento dei benefici connessi alla cura”.

L’ASL dovrà erogare un trattamento ad alta intensità di tipo residenziale ai sensi dell’art. 32 del DPCM 18.03.2017 attraverso la presa in carica del minore presso un centro convenzionato per l’attuazione di un programma psico educativo personalizzato, ispirato ai principi dell’Applied  Behaviour Analisys, con 25 ore di terapia settimanali sulla base delle linee guida nazionali (LG21) e 3 ore di supervisione settimanali, in linea con i programmi previsti dal Behavior Analyst Certification board , oltre all’applicazione del protocollo Hanley

L’auspicio della famiglia e dell’Angsa Campania (che l’ha sostenuta in diverse  battaglie non solo legali) è il recupero del minore e il suo reinserimento sociale, nei contesti di una vita ordinaria e con una progettualità individuale.

La storia di “Fortunato” – nome di fantasia – si auspica che possa essere comune a tanti suoi coetanei che, privati di un reale programma  psico pedagogico e riabilitativo intensivo in epoca precoce, arrivano all’età adolescenziale del tutto impreparati,destabilizzando ulteriormente le loro famiglie che si trovano ,in un clima di totale ipocrisia e buonismo, a fronteggiare da sole, crisi comportamentali e puberali difficili da gestire anche per gli addetti ai lavori

Ma vi  è di più.

In assenza di una progettualità strutturata sulle reali  necessità individuali, spesso si fa ricorso ai farmaci, la panacea di tutti i mali (sic!), che alla lunga, invece di risolvere i problemi finisce per complicare ancora di più le cose.

Il trattamento residenziale, imposto dall’Ordinanza del Tribunale di Avellino, non è certo un modo di allontanare dalla famiglia un minore in difficoltà, ma va considerato come una reale opportunità di recupero. I progressi raggiunti da “Fortunato” sono sotto gli occhi di tutti. Ed è bello vedere come adesso si relaziona con la famiglia. Modi calmi e contenuti. Impensabili solo qualche mese prima.

Una nuova.. palingenesi, quindi!