L’ho strillato chissà quante volte: per una piccola, in serie A, sono indispensabili alcune caratteristiche. Ci vuole il giusto atteggiamento in campo, per provare a vincere qualsiasi gara. O, semplicemente, per pareggiarla. Ma anche per perderla, quando l’avversario è oggettivamente più forte. E con l’atteggiamento giusto, ci vogliono anche tanta umiltà e la consapevolezza di essere non meno forte delle altre concorrenti nel mini torneo per la salvezza.

Il Benevento visto a Crotone (repetita iuvant…) mi aveva fatto arrabbiare, molto. Così come quello visto a Verona, o Roma, nell’andata contro i giallorossi allenati da Paulo Fonseca. Perchè, appunto, in certe gare non ha mostrato nessuna delle tre. Purtroppo.

La gara del Ciro Vigorito contro i capitolini, era sulla carta di quelle impossibili. Perchè la Roma aveva un organico da far paura – basterebbe citare Mkhitaryan e Dzeko – perché aveva ed ha ambizioni Champion’s, perchè rincorreva il Milan… insomma, potrei continuare all’infinito. Sulla bilancia tecnico-tattica una differenza di peso notevole, un paragone improponibile tra i due undici.

Quindi, c’era bisogno dell’atteggiamento giusto. Cioè, quello mostrato dai nostri in campo. Una partita vinta tatticamente da Pippo Inzaghi, sulla carta, e ancora di più vinta dai suoi ragazzi sul campo. Sì, virtualmente vinta, perchè il punto guadagnato nell’ultima di campionato ne vale tre! Perchè è meritato, sudato, strappato con i denti agli increduli fuoriclasse della lupa. Il Benevento con grande umiltà ha ribattuto palla su palla, senza mollare un centimetro di campo ai più quotati avversari. Con la consapevolezza di poter affrontare in quel modo qualsiasi squadra, oltre ogni blasone.

Quando, nel passato, ho scritto che c’è modo e modo di perdere, mi riferivo proprio a quello. Si può anche soccombere, ma è inaccettabile dover vedere una squadra che non lotta. O che si arrende al settantaquattresimo… Senza umiltà, con un atteggiamento sbagliato, in campo e in panchina, sia chiaro. Ogni sconfitta brucia, certo, ma la prestazione resta. Soprattutto, un certo tipo d’atteggiamento.

Ci vuole umiltà nello scendere in campo e non pensare di dover essere necessariamente belli. Si può anche fare il catenaccio e buttare palla nel fossato. Ci vuole consapevolezza, quella della propria forza ma soprattutto quella dell’avversario.  E che, quindi, ogni partita è storia a sé. Con il Cagliari (per esempio…) puoi giocartela a viso aperto, con la Roma (sempre per esempio…) devi necessariamente cercare di non farli entrare in area, provando magari qualche ripartenza. Un calcio semplice ed essenziale, e nessuno storcerà mai il muso, considerando qual è il nostro obiettivo finale. I criticoni d’oltresannio non c’interessano, pensassero alle beghe di casa propria.

Così e solo così si può pensare di costruire la salvezza. Sarà molto difficile, certo, sono d’accordo con Inzaghi. Ma quella salvezza, quando sarà conquistata, varrà molto più di uno scudetto, per la squadra, per la Società ed anche per noi. Di calcio spettacolo ne vediamo tanto in TV, a noi (per adesso eh!) basta quello. Serve arrivare quanto prima a quaranta punti: da quel momento potrà iniziare un nuovo campionato. Utopia? Chissà, ma questo Benevento potrà stupirci e farci divertire. Se scenderà in campo sempre e solo facendo capire agli avversari (ed anche agli arbitri, ahimé!) di volere vendere cara la pelle. Che sia l’Inter o il Crotone, sempre. Avanti così.