Per la serie “C’e qualcosa che non Var“. In molti hanno intitolato così la settimana appena trascorsa, tra polemiche, malumori e amarezza per lo spettacolo indegno che è andata in scena lo scorso sabato al San Siro di Milano. Un Inter super fortunata riesce ad agguantare tre punti battendo un Benevento eccellente, che paga clamorose sviste arbitrali ed i soliti errori su due palle inattive.  Inutile dilungarsi ulteriormente su quello che è successo a Milano, eppure, come dice il detto, “A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca“. Dopo lo scandalo Calciopoli siamo certi che difficilmente qualcun’altro sia così stupido da regalare “orologi” agli arbitri, eppure la sensazione che esista una certa sudditanza nei confronti delle squadre blasonate ai danni dei club più piccoli è reale, evidente e concreta. Non c’è tecnologia che regga: il Benevento non è il primo e, purtroppo, non sarà neanche l’ultimo.

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Polemiche a parte, è tempo di guardare avanti, è tempo di concentrarsi e prepararsi alla prossima sfida. Domenica le luci del Ciro Vigorito saranno nuovamente accese per ospitare una squadra nostra pari. In campo contro i guerrieri giallorossi di Mister De Zerbi ci saranno gli uomini dell’Hellas Verona, una società nota a noi sanniti e non solo. Il club veronese è famoso in tutta Italia e in tutto il mondo, e soprattutto, lo è la sua tifoseria. Perché che sia a Napoli, Palermo, Nocera, Benevento, Taranto o Avellino, tutti aspettano i veronesi. Eppure, una volta erano loro ad odiare tutti, proprio come recita un loro storico striscione. Ma perchè?

I veronesi hanno fatto da sempre storia a sé, fin dagli anni ’70, quando a Verona nascono le Brigate Gialloblu, storico gruppo della sud veronese, sciolto nel 1991 dopo 20 anni di attività, a causa della forte repressione. “Prima le Brigate, poi il Verona”: era questo il motto degli anni 70, da cui già si intravedeva lo spirito ribelle e difficilmente inquadrabile nello stereotipo dei tifosi dell’epoca. Simpatie con le curve di grandi club come Roma e Inter, oggi si sono trasformate in forti rivalità. Mentre resistono le storiche amicizie con la curva Fiesole di Firenze e con la gradinata sud blucerchiata.

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I veronesi sono invisi alle tifoserie del sud d’Italia in particolare per striscioni e cori razzisti che più volte sono stati esposti dalla curva sud. La rivalità maggiore e più famosa è quella con il Napoli. Tra striscioni, cori, sfottò ed insulti, la diatriba “Verona VS Napoli” è un storia infinita e ogni appassionato di calcio ne conosce i retroscena: da un lato, dunque, i toni intolleranti degli scaligeri, dall’altro la suprema genialità napoletana nelle risposte. La prima stoccata è del 1983 quando i tifosi dell’Hellas salutarono Dirceu, il delizioso brasiliano di Curitiba, che dal Verona si trasferì al Napoli: “Ora non sei più straniero, Napoli ti ha accolto nel continente nero”. L’anno dopo, con Maradona in maglia azzurra, al Bentegodi si sprecavano gli striscioni contro i napoletani: “Vesuvio lavali col fuoco”; “Napoli colera, la vergogna dell’Italia intera”; “Napoletani, stessa fine degli ebrei”.

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Razzismo puro e odio gratuito che lasciano senza parole e colpiscono con un pugno l’anima nonostante siano tanti i campionati trascorsi da quei giorni. L’ennesimo striscione del Bentegodi, “Benvenuti in Italia”, provocò l’immediata reazione, una genialata tutta partenopea dei ragazzi della Curva B del San Paolo presenti sugli spalti veronesi. Essi srotolarono il più famoso, spiritoso e incisivo striscione mai apparso in uno stadio: “Giulietta è ‘na zoccola”. E così è stato negli anni un continuo ping-pong di prodezze. Ad esempio, 5 maggio 1997: il Verona segna con De Vitis, la curva del Bentegodi attacca il tormentone, “terroni terroni” e via omaggiando. Così, due anni dopo, la curva del San Paolo restituisce il favore: è il 17 gennaio 1999, il messaggio rielabora la lezione, “Giulietta, t’avevo lasciata zoccola e ti ritrovo puttana”. Siamo sempre lì, all’amica di Romeo, protagonista indiscussa della più divertente storia di “odio et amo” del calcio italiano. Da qui: “Napoletani figli di Giulietta” alla risposta “Giulietta il tuo amante è napoletano”, senza dimenticare “Romeo si uccise per una escort”.

Anche al Ciro Vigorito lo scorso anno abbiamo potuto vedere con i nostri occhi le “stranezze” del tifo veronese, fatto di entrate a sorpresa e scenette originali. Sfottò e cori, dunque, non mancheranno neanche a Benevento, in una guerra che fortunatamente è, e resterà, sempre e solo fatta di parole.