Due farfalle si inseguono vorticando, nell’aria, sul terrazzo, mentre le rondini restaurano i nidi ai quali sono appena tornate. Temo sempre di non rivederle, ma non deludono la mia attesa. La prima lucertola, uscita a prendere il sole, si arrampica sul muro tra i rami spinosi di una pianta di rose. I soliti piccioni tuffano il becco nei sottovasi pieni d’acqua. All’orizzonte, si scorgono le montagne lontane, ormai senza la neve, azzurrine, e a valle luccica il nastro del fiume che si snoda tra i campi. Un idillio…

Lontano, in un’altra parte del Paese, c’è Verona, col suo congresso. In questi giorni non si bada alla primavera: questioni importanti scuotono e sconvolgono l’opinione pubblica, provocando entusiasmo o indignazione, secondo i punti di vista. L’obiettivo non dovrebbe diventare motivo di malessere o di ostilità, fra la gente, ma come spesso accade prevalgono interessi che non  tutti condividono. Le motivazioni sono tante: ciò che turba è la sgradevole sensazione di un ritorno a tematiche ritenute ormai superate. Si percepisce, (si spera a torto) il tentativo di riportare a regole e comportamenti che l’attuale società dovrebbe avere ormai accantonati. Tornare a discutere della Donna, della sua libertà, del suo diritto di autodeterminarsi o della natura di quella importante cellula della vita umana che è la famiglia sembra decisamente fuori tempo. Non si condizionano né si condannano le scelte di individui liberi, se queste scelte non ledono i diritti altrui: si rispettano le convinzioni politiche o religiose di ciascuno,  le esigenze personali, le diversità, nel nostro Paese.
Le farfalle, le lucertole e le rondini – per tornare alla primavera – obbediscono a regole che ne determinano l’esistenza, senza possibilità di scelta: l’uomo è libero, sempre nell’ambito delle leggi, di disporre della propria vita.
E non c’è Verona che tenga.