La mostra dedicata a Enzo Esposito, che il museo ARCOS ha inaugurato il 26 settembre, oltre a celebrare uno dei grandi maestri nello scenario artistico nazionale ed internazionale di origini beneventane, riassume l’esperienza di uno tra i più interessanti interpreti della stagione delle neoavanguardie.

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Enzo Esposito nasce a Benevento nel 1946, ora vive e lavora a Milano. Dopo una prima  fase di maturazione artistica nel clima dell’arte concettuale  seguita ad un breve periodo dedicato all’uso del mezzo fotografico, verso gli anni ’90 del XIX secolo inizia a sperimentare nella pittura il passaggio attraverso gli “ambienti”. Al 1977 risalgono le prime installazioni, pitture eseguite direttamente sulle pareti delle gallerie, dove lo scopo è emozionare. Diverrà poi  esponente di primo piano dei “Nuovi Nuovi”, il gruppo fondato da Renato Barilli agli inizi degli anni ’80, da questi anni in poi Esposito partecipa a numerose esposizioni nei più importanti musei italiani. A questo periodo appartengono le tele di grandi dimensioni, a voler sottolineare il valore oggettivo della pittura come esperienza con la quale confrontarsi. Il periodo successivo, invece, è segnato da un espressionismo astratto , forti luminosità e campiture di colore  sempre più ampie. Dagli anni ’90 in poi sino  ad oggi sono state allestite numerosissime sue mostre personali, in gallerie italiane e straniere (Milano, Verona, Venezia, Francoforte, Hong Kong) nonché presso alcune importanti sedi istituzionali (il Palazzo Reale di Caserta, l’Istituto Italiano di Cultura di Rio de Janeiro, il MAC di Santiago del Cile).

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Il periodo delle Neoavanguardie è quella stagione, come scrive Francesco Tedeschi nel catalogo della mostra, di cui Enzo Esposito è tra i protagonisti più vivi  e attivi tra anni Settanta e negli anni Ottanta. Quel “ritorno alla pittura” ben rappresentato da chi, come lui,  fino ai primi decessi degli anni ’80 era attratto da un altro genere di realizzazioni, di una strumentazione tecnica di natura più aggressiva e di immagini fotografiche molto più affini alla body art, tese a mettere in gioco una fisicità del corpo e delle cose che sembravano alludere alla ferita o all’aggressione nel corpo e nell’animo.

Le circa trenta opere esposte al Museo ARCOS di  Benevento sintetizzano bene la linea artistica tracciata di Enzo Esposito negli ultimi decenni, un linguaggio articolato  sul solco della critiche che sostengono alcuni degli aspetti essenziali del suo linguaggio, più che altro una storia in divenire. Da tele di medie dimensioni, dipinte con un colore acceso, ma controllato, dove la componente strutturale è forte e la composizione sembra trovare analogie fra l’anatomia e l’architettura,  fino ad alcuni dipinti di grande estensione di circa tre metri, forse non così estreme per un artista che si è spesso concesso  tele di dimensioni maggiori; dimostrando sempre quell’attitudine a riempire la parete. È forte l’attenzione mostrata tra  progetto, architettura, spazio e pittura utile ad esprime direttamente la potenzialità di una forma-colore compiuta, materiale più che materica. La pittura è  oggetto, è  una presenza fisica, dissolve il problema della superficie e diviene scena.

VADEMECUM DEL MUSEO ARCOS:

” RITORNO ALLA PITTURA ” DI ENZO ESPOSITO

dal 26 settembre al 22 novembre 2015

Corso Garibaldi 1, Via Stefano Borgia

Giorni: martedì- domenica ; lunedì chiuso

Orari : 9.00-16.00 ;  festivi : 9:00-13:00 / 15:00-18:00

Prezzi: biglietto unico intero 6 € ( comprende vari ingressi ) ; unico ridotto 4 €

Il Museo Arcos( Museo di arte contemporanea Sannio)