Sono passati poco più di 10 giorni dall’ alluvione che ha sconvolto la piccola comunità di Casalduni e i segni sul territorio sono ancora visibili nonostante l’impegno del sindaco e dell’amministrazione di tornare quanto prima alla normalità. È stata riaperta (anche se provvisoriamente) la strada che collega il comune con la SS. 87, sono state riaperte le scuole e tutte le contrade sono raggiungibili anche se restano le difficoltà e alcune di queste (località Cerconi-Lanzate) sono quasi impraticabili. Si contano i danni e sono circa un centinaio le richieste di aiuto che tuttora stazionano sulla scrivania del sindaco in attesa dei controlli e delle verifiche della Protezione Civile. Che ancora non arrivano.

Per fortuna non si segnalano danni a case e persone, ma sono in tanti a leccarsi ancora le ferite per strade trascinate via, terreni e vigneti devastati, oliveti irrecuperabili. Ma di aiuti statali finora neanche l’ombra.

Ne abbiamo parlato con il sindaco, in queste settimane impegnato più che mai in prima persona a dare il suo aiuto istituzionale e personale. “Abbiamo inoltrato il 29 ottobre– ci ha detto Pasquale Iacovella, 39 anni, dal 26 maggio ’14 primo cittadino  di Casalduni – una richiesta di sopralluogo urgente al Genio Civile di Benevento per la valutazione degli ingenti danni soprattutto a causa delle esondazioni di diversi valloni pubblici da anni non puliti e che hanno completamente ostruito le sedi stradali creando delle vere e proprie voragini.  Siamo in attesa di una risposta e speriamo arrivi in tempi brevi”.

Poi ripercorre i ricordi della notte tra il 14 e il 15 ottobre (non senza un pizzico di polemica): “La prima telefonata mi è giunta intorno alle 3 della notte dall’assessore Nave. Si era scatenato il panico, ovviamente mi sono messo subito in auto ma ci ho impiegato circa 7 ore per raggiungere il paese che dista pochi km da casa mia. Le strade erano inesistenti, acqua, fango e detriti dappertutto. Sembrava l’apocalisse. L’allerta? Certo che era arrivata ma è arrivata tardi e in un piccolo comune come il nostro non puoi leggere la posta a mezzanotte se non fosse per lo zelo di qualche impiegato o di qualche rappresentante delle istituzioni. E poi si parlava di allerta arancione. In certi casi bisognerebbe essere più precisi. Per esempio– ha aggiunto- pochi giorni fa è giunta di nuovo un’allerta arancione, in seguito alla quale ho subito chiuso le scuole creando un disagio e dei problemi che sono risultati fuori luogo”.

Per fortuna non sono mancati gli aiuti: “Abbiamo potuto contare sulla Croce Rossa e sulla Protezione Civile di Pontelandolfo e di Tramonti (Salerno) e dei rispettivi responsabili Stefano Baldini e Gaetano Pentangelo a cui va il nostro ringraziamento perché non siamo stati completamente da soli per la prima emergenza. E poi è arrivato anche l’Esercito che ha fatto un sopralluogo ed è intervenuto in contrada Vaglie per il ripristino di una strada crollata. Infine il nostro ringraziamento va anche al gruppo Radio Emergenza Alto Tammaro che ha installato un apparato radio per le comunicazioni. Altrimenti ci saremmo trovati in grosse difficoltà. Alcune zone erano senza corrente, senza acqua e senza telefono. Eppure nella stessa serata del 15, nemmeno 24 ore dopo l’alluvione, siamo riusciti a ripristinare l’energia elettrica”.

E gli aiuti statali? “Macchè– risponde- abbiamo dovuto ripristinare a nostre spese la strada provinciale (e sottolineo provinciale) che collega il paese con la Benevento- Campobasso prelevando dai nostri fondi di urgenza. Ancora non è stato promulgato lo stato di emergenza e non se ne parla proprio di quello di calamità. In questo quadro drammatico diventa difficile trovare ulteriori risorse. Dal Governo mi sarei aspettato un comportamento diverso”.

Gli facciamo notare che il Presidente del Consiglio ha sprecato un tweet di solidarietà per Valentino Rossi e nemmeno una parola per il Sannio devastato. “Già– ha abbozzato un sorriso- cose dell’altro mondo. I danni sono visibili ad occhio nudo e nemmeno una parola è stata detta per noi. È stata una catastrofe– ha poi aggiunto- dico solo che per fortuna non è successo di giorno altrimenti avremmo pagato molto di più. Se non interviene lo Stato, sarà difficile tornare alla normalità visto che la nostra comunità è fatta soprattutto di tante aziende agricole che hanno subito i danni peggiori”.

Un pensiero lo dedica allo sfortunato operaio dell’Enel folgorato a Ponte Valentino: “Aveva lavorato qui il giorno prima per ripristinare l’energia elettrica. Era un bravo ragazzo, in quei giorni non si fermava un attimo.  Una tragedia immensa, anzi, direi una tragedia nella tragedia”.

Infine gli chiediamo dove vanno ricercate le responsabilità: “Semplicemente la natura si è ripresa quello che era suo. La responsabilità è di tutti noi, nessuno escluso”.

Eppure lo stesso primo cittadino aveva lanciato l’allarme: “ Il 26 febbraio di quest’anno (pochi mesi fa dunque) avevo emanato un’ordinanza in cui chiedevo di provvedere alla pulizia di cigli, scarpate, fossi e canali affinché si garantisse il normale deflusso delle acque prevenendo così situazioni di potenziale pericolo.  Ovviamente la mia ordinanza è rimasta inascoltata. Il problema è reso ancora più grave dal fatto che andiamo incontro all’inverno e che il peggioramento ulteriore delle condizioni meteo (rischio neve) possa aggravare ancora una situazione di per sé già al limite. Ci auguriamo di mettere in atto tutti i possibili interventi di manutenzione delle strade per quello che è di nostra competenza e che ci sia l’impegno di tutti (Provincia, Comune, cittadini) affinchè certe situazioni non si verifichino più”.