E’ tragico a dirsi, ma la caduta di un aereo, tragica sicuramente, è diventata ormai oggetto solo di cronaca, sempre più difficile è risalire alle cause dell’incidente, sempre più oscure sono le ‘trame’ da ricostruire per comprendere le ragioni della sciagura e, purtroppo, sempre più amaro è il dolore dei cari dei tanti deceduti nell’incidente.

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Di qualche giorno fa la notizia della caduta di un aereo russo sui cieli del Sinai; cosa è successo? Una bomba nella stiva del velivolo, un’esplosione all’interno dell’aereo, un ordigno messo sull’aereo con la complicità di uno o più addetti allo stivaggio dei bagagli, un ‘attentato terroristico’? Ancora non è possibile sapere la verità, nonostante i sistemi di rilevazione ormai all’avanguardia e le scatole nere che dovrebbero registrare tutti gli eventi all’interno dell’aereo.

Triste e lunga la storia di disastri aerei di cui non si è mai saputa la causa e le responsabilità.

La sera del 27 giugno 1980 un Dc9 dell’Itavia, in volo da Bologna a Palermo, esplode nei cieli di Ustica con il suo carico umano di 81 persone a bordo; quali le ragioni di una tragedia inaspettata quanto incomprensibile? Cedimento strutturale, bomba, missile…..saranno necessari 33 anni per appurare le cause dell’evento. La Cassazione scriverà, dopo un tempo lunghissimo,  che quella notte un missile, lanciato da aerei impegnati in un’azione di guerra, ha abbattuto l’aereo. Lungo il tempo della verità, complicata l’indagine tra depistaggi, bugie, battaglie legali, radar italiani, civili e militari  che non hanno vigilato come avrebbero dovuto, sconosciuta per sempre la nazionalità degli aerei impegnati nell’ “esercitazione” militare.

Il 21 dicembre 1988 un jumbo della Pan Am cade nei pressi di Lockerbie, in Scozia, 270 persone perdono la vita, molti di loro americani; emerge la pista terrorismo libico, nel 2003 Gheddafi riconosce ufficialmente le responsabilità del suo paese e paga 2,7 miliardi di dollari, ma a 27 anni di distanza si scopre che oltre all’attentatore identificato in prima battuta, altri due libici sono identificati come fiancheggiatori dell’evento. Sembra tutto risolto e invece no, vista la difficile situazione libica del dopo Gheddafi, mancando un interlocutori credibile nel paese, tutto rimane sospeso ed i responsabili restano nell’oblio.

L’anno nero della Malaysia Airlines vede, nel marzo del 2014, l’incidente aereo del volo MH370 in viaggio da Kuala Lumpur a Pechino con 239 persone a bordo; viene ritrovato un flap dell’aereo sulle coste dell’isola di Reunion, ma quali le ragioni per cui  l’aereo si sia inabissato resta buio fitto.

Il 17 luglio un aereo si schianta, probabilmente abbattuto «da oggetti ad alta energia provenienti dall’esterno del velivolo», nell’est dell’Ucraina, parliamo di proiettili, ma a chi appartengano questi proiettili resta un mistero, l’unica cosa certa è che la sciagura si è verificata nel corso del conflitto tra forze ucraine e ribelli filorussi, anche in questo caso ‘mistero’.

L’ultimo, solo  in ordine di tempo,  la sciagura dell’aereo russo sui cieli del Sinai, un volo di turisti russi di ritorno da una vacanza sulle sponde del mar Rosso, 224 persone a bordo  partite da Sharm el-Sheikh , vittime, anche in questo caso,  dell’ennesimo mistero; L’Egitto parla di “guasto tecnico”, ma le scatole nere recuperate non hanno registrate anomalie fino allo schianto.  Alla tragedia si affiancano, in modo macabro e con molti dubbi sulla veridicità,  le rivendicazioni dell’Isis che con un comunicato, ha rivendicato l’abbattimento dell’airbus  “in risposta alle incursioni dei jet russi che hanno ucciso centinaia di musulmani in terra siriana”.

Un disastro aereo è qualcosa di terribile che colpisce in modo deflagrante l’opinione pubblica, vuoi per il numero delle vittime, ma soprattutto per le circostanze dell’evento che, inevitabilmente, si ricollegano alla paura viscerale nei confronti di una circostanza, il volo, che non è abilità propria dell’uomo e di un luogo, il cielo, dove siamo indifesi e lontani da ogni forma di ‘rifugio’. Se tali timori sono naturali, seppure ormai superati dalla pratica quotidiana divenuta sicura di questo mezzo di trasporto, essi sono anche  connessi alla consapevolezza di eventualità non sempre prevedibili;  l’evento diventa tuttavia inaccettabile quando non è possibile conoscerne le ragioni e le eventuali responsabilità.

Addolora e inquieta però  quando, per ragioni politiche, diplomatiche ed a volte economiche, per depistaggi utili ad evitare il riconoscimento di responsabilità o per azioni terroristiche poco chiare, la morte di tanti innocenti non ha responsabilità chiare e la loro morte finisce col diventare un puro ‘evento di cronaca’ di cui si impadroniscono i media.

Una delle vignette pubblicate dalla rivista satirica francese 'Charlie Hebdo' a proposito del disastro aereo nel Sinai, Roma, 6 novembre 2015. ANSA / WEB  +++ATTENZIONE LA FOTO NON PUO? ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L?AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++

In modo dissacrante si finisce anche in qualche caso, quasi in risposta ai misteri di cui si ammantano le sciagure aeree, per ironizzare in modo amaro su queste vicende tragiche; emblematica la didascalia del settimanale francese Charlie Hebdo che, ironizzando sul disastro nel Sinai, ha pubblicato un disegno intitolato “il pericolo del low cost russo”, vignetta in cui è raffigurato una bomba  con la carcassa dell’aereo in fiamme e resti umani che cadono su un jihadista e  in cui si afferma “avrei dovuto prendere Air Cocaine”; immediata la reazione russa che ha definito la vignetta “dissacrante”.