Satanica , ma quasi invitante, è  lì  che aspetta. Ti siedi e, con uno scatto, si allunga e tu ti trovi sdraiata,  intimidita  e tuttavia speranzosa.

Pensi: dai, rilassiamoci; che sarà mai? Ne approfitto per riposare un po’.

«Prenda il bicchiere , beva e trattenga ,per disinfettare». Certo. Il liquido verdastro non sa proprio di aperitivo biondo, ma obbedisco.
«Sputi». Beh, ma che maniera è?  Temeva che lo  ingoiassi?
Si accendono le luci: due fari. Ti prepari al terzo grado ma devi chiudere gli occhi se vuoi tornare a “riveder le stelle”.
«È  comoda?» Ehhh! Che c’è  di meglio? Per arrivarci bisogna pure insistere e quasi pregare! Tesa come la classica corda di violino, attendi.
«Non sentirà  dolore, altrimenti mi avverta». Ecco, adesso sei come l’arco di Robin Hood.
«Apra la bocca». É  il momento. Un rotolino di garza  viene piazzato, con modi energici, tra un labbro e la gengiva. Entrano in scena i temuti strumenti con suoni striduli, ronzii, fischietti…
Rimosso il rotolino, l’indice di una mano impietosa ne prende il posto, si aggancia all’interno della guancia e tira. Praticamente, una parte del viso contatta l’orecchio più  vicino. Tu pensi che tornerai a casa con la faccia di Quasimodo.
Ed ecco, sua maestà il trapano: sembra arrivare al cervello.
«Tutto bene?».Tanto, non puoi rispondere! Bello così, eh?
«Abbiamo quasi finito». Quasi? Sei lì  da una vita e  “quasi”? Sarebbe ora…
Alla fine, le attese parole :«Sciacqui . Mi dica se è tutto a posto».
Diresti qualunque cosa, ma lui non si fida e ricontrolla.
«Bene. Ci vediamo fra una settimana».
Questo è quello che credi tu, torturatore di innocenti bocche.
Sai cosa c’è?  Questa, é una poltrona che nessuno vuole.