A piedi nudi come gli immigrati, questo il modo in cui tanti cittadini italiani hanno voluto manifestare la loro solidarietà ai tanti immigrati che si stanno riversando in Europa. Il sentire civile ed umano è stanco delle sofferenze dei  tanti sventurati  che, in preda alla paura ed alla disperazione, vivono giorno dopo giorno nella speranza di ricostruirsi una vita migliore e soprattutto più dignitosa, di quella dignità che deve essere il tratto distintivo di ogni essere umano. I tanti manifestanti chiedono davvero poco, solo che siano assicurati, con certezza e rispetto, corridoi umanitari per tutti coloro che sono in balia di guerre e povertà, che sia garantita, per tutti, un’ accoglienza degna di questo nome, che non si parli di  numeri da ammassare in centri di accoglienza, luoghi che ignorano cosa sia l’accoglienza, ma somigliano sempre più a “campi di concentramento” nei quali delimitare le persone, i problemi e le nostre coscienze infastidite.

La marcia a Venezia  ANSA/ANDREA MEROLA

La “marcia degli scalzi”, come sono coloro che hanno perso tutto,  ha chiesto che sia riconosciuto ai tanti profughi, che ormai arrivano a migliaia nel nostro continente, un sistema unico di asilo, senza distinzioni e restrizioni da paese a paese. Circa 60 le città aderenti all’iniziativa,  tanti in marcia senza scarpe per solidarizzare con i profughi, dopo Bari e Palermo, la “giornata degli scalzi” è proseguita a Roma, Napoli, Bologna, Genova, Milano, Torino, Venezia. L’iniziativa, accompagnata dall’appello alla partecipazione, è partita già nei giorni scorsi ad opera di esponenti della cultura e dello spettacolo.

A Bari ha partecipato alla marcia anche il primo cittadino Michele Emiliano; a Roma la marcia è partita dal centro Baobab di via Cupa, luogo nel quale, ogni giorno, centinaia di emigranti di passaggio nella Capitale trovano accoglienza; contemporaneamente identica manifestazione si è svolta a Venezia, presso il Lido sede del Festival del Cinema dove, in luogo dei grandi artisti, stanno sfilando sul red carpet della Mostra del cinema di questi giorni, alcuni manifestanti scalzi.

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Lo scopo, fra gli altri, è dire “NO” ai muri della “Fortezza Europa” con le mille regole che impediscono il passaggio dei profughi verso le destinazioni prescelte, il tutto superando quel regolamento di Dublino, con i suoi obblighi di residenza nel luogo in cui il profugo giunge, che si sta dimostrando, sempre più, oltre che inutile, anche insensibile ed inumano.

A Roma la marcia si è protratta fino a giungere alla stazione Tiburtina per poi proseguire verso il centro della città dove è prevista una celebrazione del Capodanno Etiope, a rafforzare ulteriormente il principio del rispetto per ogni cultura e tradizione, anche di quelle diverse dalle nostre.

A Napoli la marcia, organizzata da Amnesty International, ha preso il via da Piazza Plebiscito; ad essa hanno aderito quasi cinquanta associazioni civiche della Campania ed ha visto la partecipazione  di circa duemila persone che, a piedi nudi, hanno marciato per la città lanciando poi fiori in mare. “I piedi scalzi – spiega Serena Salzano, giovane volontaria di Amnesty International – sono un gesto simbolico molto forte per sentirci più vicini possibile ai migranti e ai disagi che possono avere sofferto durante le loro traversate.

A Firenze in mille hanno sfilato per le vie del centro, da Piazza Santa Maria Novella al Duomo.

A Torino stesso copione, oltre 2500 persone, partite dalla Mole Antonelliana, si sono diretti a Piazza Castello dove un gruppo di bambini, in cima al corteo, sono stati presentati dagli organizzatori come  “uguali a quelli  che scappano: sono il nostro futuro”. A Milano, fra i manifestanti, anche alcuni cittadini islamici; ma fra tanta solidarietà bisogna registrare una manifestazione organizzata dal partito “Fratelli d’Italia”, presente il  segretario Giorgia Meloni,  che ha invece tenuto un presidio “anti immigrazione”.

Convinti che tale iniziativa sia “la cosa giusta”, a centinaia hanno sfilato nella convinzione che le differenze etniche, culturali, religiose e culturali, non possano che essere considerate una ricchezza per il genere umano, a tal fine molti manifestanti si sono fatti accompagnare dai loro figli, anch’essi scalzi, perché da piccoli apprendano e facciano propri i principi della solidarietà e del rispetto per il ‘diverso’.

Decine di cortei che, almeno per una volta, hanno unito l’Italia nella solidarietà, in barba ai mesti profeti di sciagure culturali generate dal  fenomeno immigratorio, una massa di persone che si sono rifiutate di far finta di non vedere, individui che non vogliono girare il viso di fronte alle migliaia di morti che quest’esodo genera, in mare come in terra, che rifiutano il principio di “un muro” che chiuda la porta in faccia a chi ha bisogno, che respinge l’isolazionismo politico e culturale che caratterizza alcuni paesi della civilissima Europa, perché l’Europa non è soltanto una regione geografica, essa è deve essere il luogo in cui tanti disperati devono trovare quell’umanità che troppo spesso manca nei loro paesi di origine.