Daniele Piro

di Daniele Piro È

Continuità. Era la parola da tutti auspicata dopo che la truppa di mister Caserta aveva risposto presente con una prestazione maiuscola contro la Reggina al Vigorito. Si sperava finalmente in un 11 titolare con una propria identità (al netto di squalifiche e di infortuni) e di riprendere la striscia di vittorie esterne dopo lo storico blitz di
Crotone.
Sono arrivate entrambe, seppure la vittoria sia giunta solo al 95esimo; un finale thrilling dove per una volta abbiamo potuto gioire noi e non veder gioire gli altri. La vittoria di ieri compensa da un lato sicuramente i due punti buttati fra Parma e Brescia per disattenzioni che ci sono costate caro arrivate nei minuti finali se non oltre, ma sicuramente non può essere vista come una sorta di compensazione o di “tecchete e damm campamm cient’ann” perché era una vittoria che doveva costruita e ben gestita per 75 minuti. Dieci minuti di follia, di calo di concentrazione o di relax hanno portato al micidiale uno-due biancorosso che aveva cacciato in gola i pensieri e le gioie di chi stava già fregandosi le mani per una nuova vittoria che rimandava la Strega a volare lassù, nelle parti alte della classifica. Ci ha pensato Barba con un colpo di testa uscito dal cilindro, un vero e proprio Barba… trucco a dare i tre punti alla truppa giallorossa, facendo urlare di gioia i 60 stoici, immarcescibili e granitici tifosi al seguito. Un gruppetto minuscolo ma vociante, pieno di gioia ed allegria, capitanato dagli Stregoni del Nord che pur in una serata feriale, e ad un orario assurdo (conoscendo la climatologia nordica è stato un miracolo che non ci fosse il classico nebbione padano) ha risposto presente al fianco della Strega. La vittoria ed i meriti sono di tutti ed è facile dire che quando si vince va tutto bene e sono tutti più contenti ma se mi consentite, la vittoria di ieri è in primis di quei 60 presenti al Menti, poi è la vittoria di Caserta che ha sempre dimostrato tranquillità, anche quando le cose non giravano e le sue dichiarazione sembravano cadere da Marte. Eppure il suo “non vedo fatica ad imporre il nostro gioco, ci manca solo il gol etc.” dopo ieri sono più realistiche e tutti, a cominciare da chi vi scrive, dovremmo fare mea culpa per esternazioni negative frutto forse del momento poco felice dovuto alle tre sconfitte.

È la vittoria del Presidente Vigorito che ha sempre detto che non si iscrive mai ai campionati solo per partecipare ed è la vittoria di Robertino Insigne, che ieri ha aperto le danze con una perla di esecuzione non sempre visibile su un campo di calcio. Lapadula poi si prende un rigore di rapina che lo porta alla condivisione del primo posto nella classifica dei marcatori (con la buona pace di qualche denigratore che più di una volta ne aveva rimarcato la pochezza e l’inutilità).

È tutto oro quello che luccica? Assolutamente no. I 10 minuti di follia ne sono la prova. Una gara in controllo riaperta da un gol di Crecco, lasciato colpevolmente solo in area di rigore e pareggiata da Dalmonte su un indecisione di Paleari (esco non esco?) con Masciangelo a fare da spettatore. Lapadula cicca il pallone del 3-2 ma sul successivo angolo la testolina di Barba rimette le cose a posto dando alla Strega ciò che aveva ampiamente costruito nei primi 75 minuti. Peccato per l’infortunio di Letizia e la squalifica di Vogliacco (giusto per sottolineare che non sempre si parla “a schiov” quando si fa notare la copertina corta e si spera sempre che i nodi non vengano al pettine). Se l’obiettivo era rimanere agganciati al treno che conta, devo dire che siamo ampiamente in linea; se il pizzicotto sulla pancia può servire a migliorare una rosa con un mercato a Gennaio che vede ancora tre slot liberi, allora è il caso che qualcuno in Società valuti già da ora i papabili new entry, perché sarebbe un peccato non sfruttare le possibilità di correre fino in fondo per un campionato di assoluto vertice.
Nota finale per la telecronista Sky e per Padella. La prima sembrava una ultras vicentina prestata ai microfoni; su Padella, attore protagonista di un siparietto poco edificante in occasione del gol su rigore di Lapadula, è il caso che faccia solo silenzio piuttosto che dichiarare ed ostentare in ogni dove il suo amore verso la casacca giallorossa e verso una tifoseria che lo ha sempre rispettato, se poi in campo si lascia andare a gesti così poco professionali contro la squadra che dice di portare nel cuore.