Daniele Piro

di Daniele Piro

Sono arrivati in 700 dalla non lontana Cosenza. Hanno assiepato il settore ospite e per tutto il tempo hanno surclassato la tifoseria di casa ultimamente un po’ snob e pretenziosa. Hanno incitato la squadra anche quando l’evidente gap tecnico con la Strega si è palesato nell’arco dei 90 minuti. Chi ha davvero vinto al di fuori del rettangolo di gioco sono stati loro, i supporters rossoblù, che dalla Sila sono arrivati ai piedi della Dormiente. Gli applausi potevano essere  ancora più convinti se non si fossero portati dietro i loro gemellati rossoblù provenienti dalla vicina Terra di Lavoro che ultimamente, per vedere un pò di calcio, devono venire dalle parti del Vigorito foriero, per loro, di spiacevoli e “tennistici” ricordi. Sul perchè delle poche presenze al Vigorito si potrebbe disquisire per giornate intere ma non basterebbero trattati scritti o discussioni sui social o nelle trasmissioni. Le ragioni degli assenti non sto a sindacarle (non è il mio compito) e probabilmente sul perchè di un declino così marcato in termini di presenze  influiscono svariati fattori, tutti legittimi. Il caro prezzi, la mancanza di abbonamenti, la pandemia che ha dato una mazzata notevole all’economia familiare, la delusione per una retrocessione un anno fa di questi tempi inaspettata, le spaccature del tifo, gli orari assurdi delle partite (e meno male che il calcio era della gente e non delle tv) ed anche una contemporaneità di alcune partite con le attività di campionati giovanili che sottraggono agli spalti giovani leve e rispettivi genitori. Fatto sta che per quanto siano fattori legittimi, vedere il tifo casalingo subissato dalla tifoseria trasfertista non è per nulla una bella cosa.

Il fortino Vigorito ha bisogno del calore  e del colore di spalti festosi e possibilmente vocianti e non “musechianti”, per sostenere una squadra che piano piano sta trovando la propria identità. Già… la quadra. Zitta zitta la Strega mette nel paniere altri tre punti, altri tre gol e fa segnare un altro clean-sheet. Troppo netto il divario fra la compagine di casa ed i lupacchiotti silani venuti a Benevento, al di là delle roboanti dichiarazioni del suo mister e del suo capitano, con il chiaro intento di non prenderle. Pullman parcheggiato davanti la porta, poche idee offensive grazie ad una squadra, quella di casa, che ha avuto sempre in mano il pallino del gioco ed ha potuto giocare in discesa dopo aver sbloccato il risultato con Barba che ha fatto il Lapadula sfruttando in spaccata proprio un assist dell’italo-peruviano. Partita in totale controllo con Barba che forse galvanizzato dal gol, ha sfoderato la miglior prestazione stagionale. Bene il pacchetto arretrato ed anche la mediana con il solito Ionita a fare da frangiflutti mentre davanti, un Lapadula finalmente presente e tonico dal primo minuto, ha dato modo di dimostrare il suo reale valore confermandosi un lusso per questa categoria. Ancora tanto minutaggio per Viviani e Brignola che può fare solo bene ad i due nuovi innesti ed un abbraccio affettuoso a Paleari immolatosi in un uscita kamikaze che lo ha costretto a lasciare il campo anzitempo. Dopo una partita del genere si può solo sperare che la parola d’ordine sia continuità e convinzione dei propri mezzi, senza lasciarsi incantare da possibili sirene della Serie A per alcuni. Questo Benevento vince e convince dopo tre pareggi nei quali si è forse raccolto meno di quanto visto in campo. E’ un campionato lungo e difficile, ma lassù da ieri a farsi spazio ed a sgomitare nei quartieri alti è tornata anche la STREGA.

Giovedì ci sarà la controprova contro i nemici di sempre, contro un’altra squadra calabrese che, al contrario della Strega, dopo la retrocessione sta facendo fatica a ritrovarsi. Se tutto dovesse andare per il meglio, sovvertendo  le prestazioni da sempre poco brillanti in terra crotonese, l’ apatia, lo snobismo e la scarsità di presenze sugli spalti del Vigorito mi auguro che diventino solo un lontano ricordo. Si vince anche con il pubblico e con l’entusiasmo, quello che ultimamente sta mancando e non poco.