di Daniele Piro

L’articolo odierno inizia parlando dell’allenatore del Bologna Sinisa Mijhailovic. Uomo rude, diretto, che non le ha mai mandate a dire, su cui la vita in passato si è accanita non poco. Ha lottato e, speriamo tutti, vinto la sua battaglia personale contro uno dei “mostri” che attanagliano la società moderna, ed è ritornato di nuovo nel suo mondo. Ma questa battaglia lo ha, probabilmente, spocchiosamente corazzato, al punto da lasciarsi andare a dichiarazioni da primo della classe laddove, a volte, sarebbe meglio dimostrarsi un po’ più umili e, soprattutto, rispettosi dell’avversario. Già all’andata  si era lasciato andare a dichiarazioni di presunta superiorità della sua squadra rispetto alla Strega, finendo poi per tornarsene a Bologna “cutolo cutolo e che recchie avasciat‘ “; una tale esperienza avrebbe dovuto rinsavirlo o portarlo a più miti consigli in vista del ritorno, ed invece il serbo si è ripetuto rincarando la dose con delle dichiarazioni molto alla “Marchese del Grillo (della serie “Io sono io e voi non siete un …”) mettendo in risalto la superiorità del suo Bologna e dichiarando che i valori in campo erano nettamente a suo favore. E’ finita con un pari e patta che ai punti però sta più stretto alla squadra sannita. Il serbo ha sbottato nel dopopartita ai microfoni di Sky ironizzando sui commenti degli opinionisti in studio, mancando enormemente di rispetto non solo alla conduttrice ed ai suoi ospiti che (udite udite) avevano per una volta parlato bene del Benevento, ma soprattutto al Benevento stesso, reo soltanto di aver fatto la sua onesta e discreta partita. Il bruciore di sederino deve essere stato tanto se, a fronte di dichiarazioni di superiorità manifestate sia all’andata che al ritorno, è riuscito a prendere solo un punticino con la matricola venuta dal nulla ed il nervosismo di fine partita ne è il segno eloquente. A volte un po’ di umiltà, anche a piccole dosi, sarebbe la medicina essenziale da usare ma evidentemente Sinisa è talmente pieno di sè da non avere nel suo DNA questa caratteristica.

Tralasciata la parentesi sul mister felsineo e tornando alla partita, posso dire con tutta franchezza di aver visto un Benevento dai due volti. Impacciato, lento e timoroso nel primo tempo. Molto più “cazzuto” (passatemi questo termine senza censure), grintoso  e cattivo nella ripresa, con in mano le redini del gioco per lunghi tratti. Ecco, sicuramente nella ripresa ho visto il Benevento che piace a me, che piace a tutti noi , capace di mettere sotto l’avversario e pressare anche con lucidità. Spiace constatare che ormai sta diventando una costante il cattivo approccio al match o la cattiva gestione dei minuti finali. Pronti via e siamo sotto (già capitato con Crotone ed Inter prima di ieri), oppure incapaci di mantenere il risultato fino alla fine (Toro e Samp). Distrazioni che se fatte all’inizio ci costringono a fare una partita di rincorsa con tutti i pericoli del caso dovuti a ripartenze e contropiedi subiti, se fatte alla fine ci costano punti pesanti. Ancora una volta subiamo gol più per nostri errori che per una vera azione avversaria. Dal primo pallone buttato verso l’area, Barrow si è bevuto Tuia e Depaoli si è scordato Sansone. Nemmeno il tempo di sedermi sul divano e già eravamo sotto. Anche Lorenzo Minotti che commentava il post partita ha chiesto lumi a Pippo su questi cali di concentrazione iniziali, non trovando risposta. Pippo infatti  si è limitato a rispondere che non ci ha capito molto sull’azione perché era tranquillo avendo visto  l’intera difesa schierata. Siamo stati bravi a non sbandare e cominciare a salire di intensità limitando le frecce di cui il Bologna poteva disporre (leggasi in primis la velocità di Barrow). Sfortunati sul palo di Caprari che mi ha fatto candidamente pensare che ” pure staser nunn’è serata“, mentre ho sudato freddo sul tiro dal limite di Tomiyasu nel finale di primo tempo.

Nella ripresa, come già detto, dopo l’ennesima dormita appena rientrati   in campo che ci stava per costare il secondo gol, la squadra è salita in cattedra con una pressione costante fino al gol del pari con una magia di Viola su papera del portiere (ma nulla toglie alla genialità ed all’estro del gesto tecnico del reggino) e con il “rischio” di poterla vincere se solo Lapadula avesse letto meglio una situazione di superiorità numerica non sfruttata per una lettura sbagliata dell’italo peruviano.

E’ finita con un pari e patta nella bufera di neve abbattutasi che fa tanto morale. Che il gruppo sia coeso lo si è visto dall’esultanza dell’ultimo arrivato Depaoli corso subito verso Viola, ma anche del sorriso e del gesto di Schiattarella mentre corre al momento del gol, a riprova che le dicerie e le voci su screzi e dissapori fra i due, sono solo illazioni e chiacchiericci da vicoletti del Triggio. Mancavano anche Improta e Ionita, due polmoni di questo Benevento onnipresenti e determinanti.

Forse il centrocampo ne ha risentito in fisicità e la manovra offensiva in velocità a ribaltare l’azione, ma tutto sommato è un punto d’oro che fa classifica, preso su di un campo difficile contro una squadra che ad oggi ci è dietro per scontri diretti ma che sicuramente ha un parco giocatori nettamente superiore al nostro. Il ciclo terribile continua con Roma e Napoli.

Due partite sulla carta proibitive che potrebbero far riavvicinare chi oggi ci insegue. L’importante sarà continuare ad avere certezze e convinzioni rispolverate ieri sera dopo un mese di appannamento. Certezze e convinzioni che potrebbero farci fare anche quell’auspicabile “scuoppo” con una grande, come accennavo già nello scorso articolo. Dovessimo fare punti con Roma e Napoli, davvero il nostro piccolo scudetto chiamato salvezza sarebbe ad un tiro di schioppo. Proviamoci. I 24 punti fatti fono ad oggi devono essere il nostro traino.

Dai Strega, ce la puoi fare.