di Daniele Piro

Meno male che questa rubrica si chiama “a mente fredda”! Si fosse chiamata “a mente calda”, probabilmente sarei stato passibile di censura per l’incazzatura post match. A volte davvero bisogna far passare ‘a nuttata, per evitare che le emozioni possano sopraffare la lucidità e far trascendere nei commenti chi vi scrive. Siamo al giro di boa. Un giro di boa che ci porta in dote 22 punti forse impensabili ad inizio torneo. 22 punti che ci permettono di tenere alle spalle 7/8 squadre ed un vantaggio di 7/8 punti sulla terzultima. Tanta roba per chi ci dava già spacciati nelle griglie e nei pronostici pre-campionato, visto il precedente di tre anni fa non proprio esaltante. Guai a cullarsi sugli allori ovviamente, ma se una famosa pubblicità recitava che two gusti s meglio che one” anche 22 punti sono meglio di 13/14. Tra l’altro, con il punticino di ieri sera, abbiamo aggiunt  un altro record alla storia sportiva della Strega, ovvero quello dei punti fatti in un campionato di massima serie. 21 ne facemmo tre anni fa, 22 oggi con un intero girone di ritorno da disputare. La partita di ieri fa il pari, per rammarico, a quanto dilapidato o non sfruttato contro Sassuolo e Milan, ma stavolta obiettivamente ritengo che il risultato sia tutto sommato giusto nonostante ci fossimo trovati avanti 2-0. Il Torino per molti tratti del match, soprattutto nei secondi 45 minuti, ci è stato superiore per tenuta fisica e vivacità propositiva. In fin dei conti ha fatto 4 gol e al di là di chiamate VAR (ieri obiettivamente tutte giuste) se subisci 4 reti significa che qualcosa non ha funzionato a dovere. I misteri del calcio! Una squadra che ha una rosa con un valore di parco giocatori nemmeno lontanamente paragonabile alla nostra, che esulta per un pari al 94esimo con tutta la loro panchina in campo. Speriamo solo di non aver “resuscitato” nella psiche una squadra che, se avesse lasciato ieri i 3 punti al Vigorito, sarebbe in preda ad una crisi incredibile e che invece adesso si ritrova ringalluzzita e, ancora peggio, cosciente della propria forza, stando almeno alle dichiarazioni post partita dei granata. Match strano e nervoso. Permettetemi di menzionare almeno tre giocatori che venerdì sera sono stati encomiabili: il primo è Lapadula che, a dispetto delle critiche ricevute da tempo, ha sfoderato una prestazione da 9 in pagella condita anche da un gol che speriamo sia liberatorio. Si procura un rigore, segna un gol e lotta su ogni pallone. Avesse davvero un ariete al suo fianco pronto a fargli spazio ed a portargli via qualche difensore, potrebbe fare un lavoro molto meno dispendioso e più prolifico. Il secondo è Hetemaj che pensava di trovarsi non al Vigorito, ma sulla Pacevecchia nel campo di rugby; “mazzate su mazzate” per 90 minuti e nonostante tutto sempre in piedi, sempre reattivo e sempre a muso duro. Il labiale contro Rincon intorno al 75esimo minuto quando gli ha detto “ma hai finito o no?” la dice lunga del tipo di partita impostata dal vichingo. Il terzo si chiama Nicolas Viola. E qui devo aprire una parentesi. Chi vi scrive lo ha punzecchiato per un anno intero; più di una volta ho espresso le mie perplessità su un giocatore che era praticamente scomparso dai radar e mi ero chiesto se valesse la pena fare affidamento ancora su di lui, visto lo slot over occupato improduttivamente fino a ieri sera. Bene, siccome l’umiltà e la franchezza non mi sono mai mancate, mi cospargo il capo di cenere e chiedo umilmente scusa al giocatore visto, o meglio ammirato, nel suo ruolo chiave, pronto di pennellare assist e giocate che servono come il pane per alzare il tasso qualitativo di questa squadra. Bentornato Nicolas. Davvero un “nuovo acquisto” ritrovato. Purtroppo convinciamoci che la serie A è questa: non si può abbassare la guardia e fare giocate superficiali che l’errore con relativa “punizione” è sempre in agguato. Già sullo zero a zero il solito fraseggio di impostazione al limite dell’area con palla persa banalmente ci stava costando caro (parata di Montipò su conclusione di Zaza), un po’ in bambola sul gol del 2-1 giunto immediatamente dopo il nostro raddoppio che di fatto ha rimesso in partita il Toro, ma l’obbrobrio andato in scena al 93esimo è un condensato di errori difficili da digerire. Ripartenza con Dabo che si incarta e gestisce male il pallone, Viola stremato che non riesce a spendere un fallo anche da cartellino giallo e Tuia che si perde l’unico uomo che era in area. Da applausi il tracciante di Belotti; se lo sottolineo è solo per far capire quale sia il livello di alcuni giocatori che possono tirare fuori dal cilindro la giocata impensabile. Pari e patta con tante recriminazioni ma, come già sottolineato in apertura, per quanto visto in campo un pareggio tutto sommato giusto. Se possibile, non crocifiggiamo Dabo. Prima del Covid era uno dei migliori per rendimento e fisicità, magari il Covid su fisici strutturalmente possenti può lasciare tracce subdole difficili da smaltire, Verrà buono anche lui sperando che abbia capito il madornale errore commesso. Febbraio sarà un mese terrificante ma anche da affrontarlo forse con meno pressioni psicologiche. In fondo Inter, Roma e Napoli sono partite da (quasi) risultato sfavorevole scontato; giocarle senza assilli potrebbe essere l’arma a nostro favore. Quelle che proprio non potranno essere toppate saranno con la Samp ed il Bologna. Al termine di questa cinquina potremmo davvero capire a che punto siamo del cammino, soprattutto in virtù dei risultati delle altre squadre che si trovano invischiate nella lotta salvezza. Se al termine di questo mese terribile dovessimo avere ancora anche solo 4/5 punti di vantaggio sulla terz’ultima (oggi sono 8) sarebbe tanta roba. Le paure del tifoso vengono fuori in questi frangenti. Tutte le altre stanno correndo ai ripari. L’Udinese, che reputo una delle serie candidate a retrocedere, dovrebbe aver chiuso per Llorente, Genoa, Cagliari, Samp hanno avuto la loro dose di rinforzi, il Toro ha appeal, il Parma non sta a guardare; speriamo che il mercato ci regali la ciliegina, ma sinceramente se già Viola e Falque dovessero essere continui nel rendimento sarebbero due ottimi rientri. Sarebbe un peccato sprecare quanto di buono fatto fino ad ora. Le parole di Fabio Capello a mister Inzaghi a Sky sono di quelle che lasciano il segno: “il tuo Benevento con Atalanta e Verona ha portato una ventata di novità nel gioco del calcio in Italia”.

Si ricomincia sabato da Milano. Alla luce notturna dei riflettori, affinché quel “Luci a San Siro” tanto caro a Vecchioni possa accendersi per far volare la Strega sempre più in alto. Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare: giochiamocela!