Un famoso detto popolare recita: “ Si a  cupert’ è corta, curcati nmiez….”. Il Benevento ci ha provato a coricarsi in mezzo per continuare a sognare e, con un bel po’ di fortuna, ci era anche riuscito, ma alla fine la “sveglia” atalantina lo ha riportato alla triste realtà. Squadra fortissima che quando è in giornata di grazia non ne ha per nessuno, al cospetto della quale un Benevento incerottato e sceso in campo con gli uomini contati ha provato a fare muro crollando nei venti minuti finali. Diciamolo francamente: se dopo un minuto e mezzo Goosens l’avesse messa subito dentro la partita sarebbe stata già bella che finita. Un po’ l’imprecisione, un po’ la fortuna (palo di Ilicic), un po’ il campo pesante su cui la squadra tecnica in teoria dovrebbe fare più fatica, ci hanno permesso di essere in partita fino al micidiale uno due assestato intorno al 70° minuto che ha, di fatto, chiuso il match. L’unico vero rammarico è che a squadre già così quadrate e complete in ogni reparto non si può concedere nulla, soprattutto qualche aiutino per errori propri. Sul primo gol Foulon legge bene l’anticipo ma invece di spedire il pallone in tribuna di testa o venti metri avanti cerca di girarlo indietro al centro favorendo Ilicic. Sul secondo forse la difesa, come sottolineato anche dal mister, doveva essere più attenta, visto che era comunque schierata. Dire, come ho letto sui social, che il tiro respinto da Montipò era facile, difficile, impossibile da bloccare (ognuno si è sbizzarrito a dare la propria versione) o che Maggio avrebbe potuto fare meglio in anticipo su Toloi, resta un argomento da caffè al tavolo di un bar che, visti i decreti di questi mesi, resta un’operazione praticamente impossibile da svolgere.

L’unico rammarico per come sono maturate le cose sul terreno di gioco è stato il mancato 2-2 con Glik entrato quasi in porta al posto del pallone, sulla successiva ripartenza la solita imbeccata col contagiri di Ilicic (giocatore fantastico a cui umanamente auguro ogni bene visti i suoi problemi di depressione) per Zapatone ha fatto il resto. Ma davvero è l’unico appiglio a cui volersi aggrappare in una partita nella quale il divario tecnico ed anche fisico è stato fin troppo evidente. Squadra, quella orobica, che davvero può ambire allo scudetto se non incappa nei black-out tipo Napoli quando subì 4 gol in meno di mezz’ora. Contro una squadra così c’è ben poco da fare. Ci abbiamo provato. Il Benevento 3.0 del dopo Spezia è una squadra con una propria fisionomia, una propria identità. E’ una squadra che butta il cuore contro le avversità e gli ostacoli. Grintosa, capace finalmente di soffrire. In qualche mio pensiero precedente avevo sottolineato che una delle nostre caratteristiche era il cinismo, ieri non solo lo abbiamo dimostrato (gol praticamente alla prima vera azione e quasi gol sulla seconda ), ma abbiamo anche fatto venire fuori, ribadendolo, il carattere di chi non molla mai, di chi suda la maglia, di chi vuole crederci sempre e comunque, sia se gioca l’intero incontro sia che contribuisca alla causa per pochi minuti. Anche quando andiamo sotto nel punteggio, la squadra non si disunisce, continua, o almeno ci prova, a fare gioco, a non sbandare, a non scomporsi. Senza batter ciglio si lecca le ferite e riparte. Nessuno si tira indietro, tutti sanno quello che devono fare. Pastina appena entrato salva un gol ad inizio ripresa e mette al bacio un assist perfetto per Sau, Di Serio continua il suo percorso di crescita e maturazione. Il “gladiatore” Del Pinto riassapora la Serie A (grande Lollo), Maggio a 39 primavere e reduce da 50 giorni di stop si fa tutti e 94 i minuti. Certo, per giocartela, di fronte devi avere una squadra e non i “marziani”, altrimenti può metterci tutto l’impegno possibile ma, a meno che non venga fuori una congiunzione astrale favorevole di Venere in Mercurio passando per l’orbita di Giove, il risultato difficilmente potrà sorriderti. Mezza squadra fuori, a pensarci bene, meglio avere avuto oggi tutte queste defezioni che non in un altro momento visto che le prossime due saranno cruciali. E’ inutile girarci intorno: siamo contati. Contro la qualità, forse, puoi sopperire con la corsa, la grinta, la “cazzimma” e l’impegno al 100%, ma contro la quantità (intesa come numero di cambi a disposizione più o meno all’altezza dei titolari) c’è poco da fare. Ieri i cambi bergamaschi sono stati: Muriel e Miryanciuk. I nostri sono stati due promettenti giovani del 2001. Un mio carissimo amico e collega d’ufficio, quando le cose non andavano, mi ripeteva “chill’ o’ quadr’ già è bell, pò si o pittor’ sbaglia pure e culur ……” Che dire? Speriamo di non sbagliare né colori né quadri. Questa finestra di calciomercato dovrà riportarci subito Viola e Falque, visto che sono due recuperi su cui la Società punta alla grande e, se possibile, anche qualche altra pedina per alzare il tasso tecnico e numerico della squadra. Abbiamo fatto un girone d’andata al momento stratosferico, ma quello di ritorno sarà anche più tosto. Fortunatamente il lotto delle pericolanti quest’anno sembra essere più ampio, ma alcune a lungo andare credo si tireranno fuori. Torino, Fiorentina, Cagliari, Bologna hanno organici superiori al nostro, il Genoa ha preso Strootman e si ritrova un Destro rigenerato, lo Spezia Saponara ed ha nel mirino Malcuit, la Samp. pare abbia chiuso per Torregrossa. Ci sarà da sudare e soffrire come sapevamo tutti ad inizio campionato. Cerchiamo di farlo quantomeno ad armi pari. Crotone e Torino sono un crocevia dove non è ammissibile sbagliare strada. Fare punti (per come siamo messi ora metterei la firma anche per due pareggi) significherebbe mantenere intatte le distanze e tenere bassi sogni e speranze di risalita dei granata (anche ieri sconfitti) e dei calabresi. Speriamo di recuperare uomini e condizione e che il mercato ci regali qualche volto nuovo quanto prima (Reynolds?). Pensare che gli stessi 12/13 possano tirare avanti la carretta ancora per molto senza scoppiare è pura utopia. Preferisco l’humor di Giobbe Covatta che ripeteva: “basta poco..che ce vo’?” a quello dei Tretrè con il  loro  “l’acqua è poca  e la papera non galleggia”. 

Adelante Strega, di combattere non si finisce mai.

di Daniele Piro