hiroshima_bomba_atomica_giappone-2Antiche armi furono le mani, le unghie, i denti, le pietre e i rami spezzati nelle selve, poi le fiamme e il fuoco appena furono noti. Più tardi fu scoperta la forza del ferro e del bronzo”, così Lucrezio nel Libro V del suo De Rerum Natura descriveva la nascita delle armi. Dopo molti secoli, con le scoperte scientifiche del XIX e del XX secolo, la qualità e il tipo di armi che si sono via via perfezionate, hanno finito con il superare gli strumenti convenzionali di guerra per divenire il mezzo  con cui  qualificare il livello scientifico, tecnologico e bellico di uno Stato. Dopo l’evoluzione delle armi nella prima guerra mondiale, Il progetto segreto per costruire l’atomica, diretto a Los Alamos nel New Mexico da Robert Oppenheimer, con  il primo test ad Alamogardo nel luglio del 1945, mise a punto uno strumento offensivo che aveva lo scopo di distruggere le  resistenze del nemico e precisamente  porre fine alla seconda guerra mondiale, un progetto che divenne realtà il 6 agosto del 1945 con la deflagrazione di una bomba atomica sulla cittadina di Hiroshima a cui seguirà, tre giorni più tardi, un’identica deflagrazione sul centro di Nagasaki.

 

1 Ground_Zero_di_Hiroshima_1945Per la prima volta armi di distruzione di massa sono state utilizzate, in un conflitto, contro popolazioni civili ed inermi, armi dalla potenza inimmaginabile per quei tempi, che hanno prodotto un numero di decessi  stimato fra i 100 000 e i 200 000; stime più recenti parlano invece di circa 350000 morti. Il loro uso, giustificato dagli americani per evitare i molti morti previsti da una possibile invasione via terra del Giappone e chiudere il conflitto in oriente,  produssero nell’immediato la ‘vaporizzazione’ di individui innocenti, ma, cosa non prevista, malattie e modificazioni genetiche nei soggetti coinvolti,  con cambi del DNA di coloro che sono sopravvissuti, situazioni che  ancora perdurano dopo 70 anni dall’evento. “Little Boy” e “Fat Man”, questi i nomi con cui furono designati i due ordigni esplosi rispettivamente sulle due cittadine giapponesi, strumenti utilizzati per obbligare il Giappone ad arrendersi dopo la caduta di Berlino e la fine della guerra in Germania.

dacia-maraini-1Oggetti di una ‘guerra sporca’ che forse si sarebbe potuta evitare, come testimoniato da Dacia Maraini, al tempo presente in Giappone non molto lontano da Hiroshima, dove si trovava con la famiglia in un campo di concentramento perché  si erano rifiutati di giurare fedeltà alla Repubblica di Salò : “ Penso, credo anche se non sono un’esperta, che la guerra fosse ormai quasi vinta e non ci fosse bisogno di un atto di forza. Aggiungerei forse il bisogno di sperimentare, è orribile a dirsi ma probabilmente c’era l’esigenza di capire se la bomba funzionasse o meno”. Scelta dunque necessaria per abbreviare i supplizi della guerra? Forse si, anche se era prevedibile, già in quei giorni, che il Giappone si sarebbe arreso presto anche senza  le bombe atomiche, come testimoniato anche dal generale  Dwight Eisenhower, all’epoca Comandante Supremo di tutte le Forze Alleate, che riferì : ”I giapponesi erano pronti ad arrendersi e non era necessario colpirli con questa cosa terribile”. Immediatamente dopo la bomba, l’esercito di occupazione alleato, inoltre, bandì ogni menzione della sindrome di avvelenamento da radiazioni e insistette sulla versione che tutte quelle persone erano state uccise esclusivamente dall’esplosione della bomba; era la prima grande menzogna sostenuta anche dal New York Times, ma svelata dal reporter australiano  Wilfred Burchett che , nel Daily Express, dopo aver visitato personalmente Hiroshima e gli ospedali del centro, parlò dei tanti giapponesi che lì morivano, senza avere ferite visibili, a causa di quella che chiamò “una piaga atomica”. La verità da lui raccontata generò un processo di smentite che finirono per mettere alla gogna il cronista, mentre  il suo accreditamento da giornalista fu ritirato; egli era convinto infatti che l’uso delle bombe atomiche era stato :”un omicidio di massa premeditato tramite il quale venne liberata un’arma di natura intrinsecamente criminale”.

 

tibbets.enolaIn tempi recenti, molto acceso il dibattito in merito all’esposizione, allo Smithsonian Institution di Washington, di una versione restaurata dell’Enola Gay, il bombardiere  con il quale il 6 agosto 1945, poco prima della fine della seconda guerra mondiale, fu trasportata e poi sganciata  su Hiroshima, la prima bomba atomica utilizzata in un conflitto,  i critici infatti e in particolare l’American Legion e la Air Force Association, hanno accusato l’ esposizione di aver concentrato troppo l’attenzione sulle vittime della bomba e di aver trascurato i motivi che avevano portato alla decisione di utilizzarla per mettere fine alla guerra. La memoria di quegli eventi ci obbliga a riflettere sul significato di un gesto che, pur nelle circostanze di un tempo tragico e feroce, forse poteva essere evitato, a meno che non si condividano le posizioni esposte da George Orwell che, nel suo romanzo dell’utopia negativa “1984”, afferma che “La guerra è pace”, ritenendo che essa sia un meccanismo di distruzione continua ed eterna del surplus di produzione che la società industriale esprime.