35 anni senza Enrico Berlinguer: l’11 giugno del 1984 si spegneva, a Padova, colpito da un ictus, il segretario del Partito Comunista Italiano Enrico Berlinguer.  Il suo corpo fu trasportato a Roma con l’aereo di Stato presidenziale messo a disposizione dal Presidente Sandro Pertini, avvolto nella bandiera rossa e quella tricolore, atto a cui seguì il chinarsi dello stesso Presidente per baciare il drappo.

Il Presidente Mattarella, nel ricordo di Berlinguer, ha affermato: “ Enrico Berlinguer è stato un leader politico stimato e popolare, protagonista di una stagione che ha accompagnato lo sviluppo del Paese nei diritti, nella partecipazione democratica. A trentacinque anni di distanza, la sua drammatica scomparsa è ancora nel ricordo di tanti italiani e la sua figura di uomo di dialogo, riflessivo e rigoroso, di dirigente combattivo, capace di svolte importanti nell’affermazione dell’autonomia del movimento comunista italiano, continua a suscitare attenzione anche tra i giovani e rispetto anche da quanti non condividevano le sue idee… assumendo la fedeltà alla Costituzione… nei momenti più difficili e bui del terrorismo… delle crisi che minacciavano profonde fratture sociali…”

Dopo tanti anni la memoria di Berlinguer è ancora oggi viva e travolgente, sia per quanti appartengono all’area della sinistra politica del nostro paese che per quanti, pur non facendone parte, riconoscono in lui la figura di un politico che, pur forte di un grande sostegno nazionale, nel 1976  Il  PCI raggiungeva alle elezioni politiche il  suo  massimo storico  (34,4% alla  Camera e 33,8% al  Senato), ha improntato la sua politica in direzione della collaborazione tra le forze politiche del paese, per il bene dell’Italia.

Berlinguer è stato infatti colui che ha trasformato il comunismo in qualcosa di accettabile e vivibile, allontanatosi dagli schemi strutturali dell’URSS e per questo mal visto dal potere sovietico e dal suo enturage, ha riconosciuto, fino in fondo, il mondo cattolico ed i suoi valori.

L’avvicinamento di Berlinguer ad un sistema politico più moderno e scevro dei condizionamenti ideologici che impartiva l’URSS, inizia all’indomani del colpo di stato militare  cileno  del generale  A. Pinochet,   che aveva rovesciato il  governo  di  Unidad Popular,   presieduto da S. Allende.

Prendendo spunto da quanto accaduto in Cile, egli si avvia, nell’autunno del 1973, con tre articoli pubblicati dalla rivista Rinascita,  alla trattazione dei problemi fondamentali della politica nazionale e internazionale elaborando la proposta del “Compromesso storico”, un accordo fra le grandi correnti della storia e della politica italiana, quella comunista, quella socialista e quella cattolica, che insieme costituissero un’alternativa democratica che non fosse solo di sinistra, in ciò ispirandosi alla collaborazione fra le forze politiche che avevano portato alla sconfitta del Fascismo nel secondo dopoguerra e ispirandosi al pensiero ed all’azione di Antonio Gramsci.

Egli era consapevole del fatto che un attacco ultraconservatore e antidemocratico al cuore della democrazia si potesse impedire solo con un accordo fra tutte le maggiori forze politiche del paese, quelle eredi dell’antifascismo e dell’antitotalitarismo. In merito egli affermò: “ In un   paese  come l’Italia, una prospettiva nuova puō essere realizzata solo con la collaborazione  tra  le  grandi  correnti  popolari:    comunista, socialista,  cattolica.  Di questa collaborazione   l’unitā  delle sinistre è condizione necessaria ma non sufficiente… La strategia del compromesso storico  – affermava Berlinguer –   non è solo una proposta di governo, ma  una  ipotesi complessiva   di  trasformazione  democratica  della  societā”.

 Ovviamente la sua proposta non trovò il pieno appoggio della politica, sia da sinistra, soprattutto di quelli più intransigenti e del partito Socialista che non voleva perdere visibilità a vantaggio del Partito Comunista, che dal centro – la Democrazia Cristiana diffidava dell’avvicinarsi al PCI -. L’unico che considerò valida l’iniziativa fu Aldo Moro che ebbe a considerare che ‘se la DC può condizionare il Pc, anche il PC può condizionare la DC’, in realtà le vere ragioni della condivisione del pensiero di Berleinguer erano da ricondursi alla convinzione che l’associazione del Pci alla maggioranza avrebbe ridotto le potenzialità del terrorismo: l’assassinio di Moro fu però la dimostrazione di quanto errato fosse questo calcolo e spinse la politica italiana, nel giro di un anno e mezzo ad abbandonare quella scelta.

A partire dal 1976, insieme ai tre partiti comunisti dell’Europa Occidentale – Partito Comunista  Italiano, Francese e Spagnolo – egli si rese anche protagonista dell’idea dell’Eurocomunismo, progetto politico-ideologico che immaginava un marxismo intermedio al leninismo ed al socialismo democratico. La sua visione politica si apre negli  anni Settanta e Ottanta,   caratterizzati da una profonda crisi dello sviluppo capitalistico, ma anche  anni dell’aumento del prezzo del petrolio e di difficoltà che mettevano in crisi le conquiste dello stato sociale, oltre che  di un periodo di risveglio dopo il Sessantotto studentesco e il Sessantanove operaio.

Erano anche gli anni della politica del “rollback” degli Stati Uniti, cioè del veto all’ingresso dei comunisti nel governo italiano. L’Eurocomunismo diventava perciò il modello con cui superare il capitalismo partendo dalle condizioni dei paesi capitalistici sviluppati e tenendo conto anche dei cambiamenti nei processi produttivi, nella struttura della classe operaia e nelle relazioni sociali. Anche questa visione politica fu però contrastata in quanto vista come uno strappocon la tradizione comunista, soprattutto dopo con la dichiarazione secondo la quale la spinta propulsiva della rivoluzione d’Ottobre si era esaurita.

I sogni democratici di Berlinguer si scontrarono però nel 1978 con il rapimento e l’omicidio di Aldo Moro, evento tragico che condusse al fallimento dell’idea di una maggioranza stabile con il Partito comunista e chiuse definitivamente la stagione del compromesso storico e, con esso, la formula dei governi di solidarietà nazionale e se avviò al contempo la lenta ma inesorabile reazione dello stato che portò all’eliminazione del terrorismo rosso, portò anche al ritorno di politiche nelle quali il partito comunista era escluso dal governo e dovette adattarsi al monocolore della DC  offrendo solo un appoggio esterno ad esso.

Ci piace ricordare in merito alla commemorazione di Berlinguer, le parole di Giorgio Gaber che nel suo show “Qualcuno era comunista”, dieci anni dopo la sua morte, afferma riferendosi a lui : “qualcuno era comunista perché era una brava persona”.