Massimo Di Modica

Massimo Di Modica, Barcelona, Catalunya – In quest’ultimo mese e mezzo, in Spagna, c’è stata una successione di avvenimenti che hanno stravolto la normale vita politica, sociale ed economica di uno stato membro dell’UE ed il tutto si deve ad un sentimento, mai sopito, di gran parte della societa civile catalana: l’indipendenza.

Purtroppo credo che tutto questo succedersi di eventi si sia contraddistinto per una catena di errori che il governo spagnolo, presieduto dal P.P., e quello della Generalitat de Catalunya hanno, secondo me, commesso.

Come dicevo, il sentimento d’indipendenza della Catalogna è una cosa che nei miei primi anni qui a Barcellona non mi era chiaro (all’inizio non riuscivo a comprendere come mai festeggiassero una sconfitta, quella dell’11 settembre del 1714, quando le truppe spagnole di Filippo V conquistarono la Catalogna imponendo, tra l’altro, anche la proibizione dell’uso della lingua catalana e difatto annettendola come una colonia), ma che però col tempo ho cominciato a capire e, sinceramente, a rispettare, dopo aver ascoltato quali tipi di atrocità sia stata capace una dittatura che era tollerata da quell’Europa che veniva fuori dal peggior conflitto bellico svoltosi fino ad allora, e che provava a rimarginare le ferite che una guerra tale puo produrre.

Tra i partiti catalani che hanno nel DNA la voglia di tornare ad essere una repubblica indipendente, c’è ERC (Esquerra Repubblicana de Catalunya = Sinistra repubblicana catalana), alcune associazioni cittadine, sia di stampo culturale che sociale, e qualche schieramento politico, però più che altro di ambito locale. Dopo la morte del dittatore Franco e un simulacro di transizione, che ha partorito anche la Costituzione, vennero definite le Regioni dello stato spagnolo che avrebbero goduto di una maggiore autonomia (tra queste la Catalogna oltre ai Paesi Baschi e la Galizia).

Nella Regione che a noi interessa, ha governato per 35 anni di fila sempre lo stesso partito politico CiU (Convergencia i Uniò = Convergenza ed Unione), formato da due schieramenti: Convergenza, guidata per oltre un trentennio dal Sr. Jordi Pujol, che se da un lato appoggiava la destra spagnola nelle sedi parlamentari di Madrid covava, da parte di alcuni, quel sentimento d’indipendenza; mentre l’altro gruppo politico, Unione, è sempre stato dichiaratamente centralista e unionista. Purtroppo gli innumerevoli scandali politici e di corruzione che sono venuti fuori negli anni, hanno dimostrato a molti dei suoi elettori che, cosi come avviene in tanti altri paesi, questi politici da loro eletti avevano accumulato fortune inimmaginabili e avevano pensato quasi solo ed esclusivamente al loro beneficio, costruendo una trama che con gli anni si è andata consolidando con un modus operandi a dir poco mafioso.

La logica disillusione della gente unita alle notizie sugli stessi episodi che anche a Madrid svelavano la corruzione che aveva contraddistinto sia la destra (Partito Popolare) che la sinistra (PSOE = Partito socialista operaio spagnolo), ha portato a una crescita di ERC e del suo discorso politico di separazione e proclamazione della Repubblica Catalana con la conseguenza che anche Convergenza, che nel frattempo proprio per questo motivo si era scissa da Unione, ha pensato bene di cavalcare la stessa onda altrimenti sarebbe stato annichilito dal sempre più crescente sentimento nazionalista catalano.

Nel bel mezzo di tutto ciò, c’è da ricordare che, nel 2010, CiU era riuscito a redigere il nuovo Estatut d’Autonomia con l’approvazione del partito socialista all’epoca al potere (Zapatero) e ratificato con un referendum popolare, ottenendo – soprattutto a livello di politica fiscale -molta più autonomia dal governo centrale (che poi era quello che la classe imprenditrice catalana ha sempre voluto), però il P.P. (tra di loro Rajoy, presidente del Consiglio, Soraya Saenz de Santamaria, attuale vicepresidente del governo) ricorse al parere del Tribunale Costituzionale e riusci a farlo ritagliare talmente tanto che lo ridusse praticamente uguale a quello che avevano avuto nel 1978, cominciando a produrre le prime crepe nelle relazioni politiche di CiU ed il P.P.

Logicamente l’unione di Convergenza con ERC e la CUP, forze diametralmente opposte per ragioni politiche, veniva ben vista da coloro i quali volevano raggiungere il proprio fine vedendo come aumentava l’appoggio politico alla tanto agognata indipendenza.

Necessario questo excursus storico per cercare di inquadrare al meglio la questione. Ad oggi, si sono succeduti una serie di eventi “forti”, ancora negli occhi di tutti: la repressione politico giudiziaria, accompagnata da una buona dose di violenza da parte del governo centrale e il referendum di autodeterminazione con successiva dichiarazione unilaterale di indipendenza da parte del governo catalano. Il tutto accompagnato dall’applicazione di un articolo (155) della costituzione spagnola che ha sancito, temporalmente (?), la fine dell’autonomia regionale catalana e la nuova chiamata alle urne per le elezioni regionali previste per il prossimo 21 dicembre.

Intanto la magistratura ha incriminato il presidente della Generalitat, il suo governo e i componenti del parlamento con accuse come ribellione, sedizione e malversazione di denaro pubblico indicandoli come coloro i qualli hanno portato a tutto ciò. Anteriormente c’è stato l’arresto dei presidenti di due associazioni catalane ANC (Assemblea Nazionale Catalana) e Omnnuim Cultural con l’accusa anch’essi di aver aizzato il popolo contro il governo centrale; il sempre più probabile ingresso in prigione dei componenti del governo catalano reo di aver dichiarato l’indipendenza, che da domani cominceranno a sfilare per essere ascoltati dai giudici di Madrid, ha fatto sì che il presidente della Generalitat, Carles Puigdemont, ha provato a mettere a segno un altro tentativo di ampliare i confini del problema catalano, con una visita a Bruxelles, sede del Parlamento Europeo, per provare a dare più forza alla propria voce, sperando che ci sia chi esca dall’incertezza e cominci a dare credibilità ed appoggio al progetto indipendentista.

La popolazione ha sperimentato in tutti questi giorni un’altalena di sentimenti, cominciando dal referendum e la conseguente dichiarazione di indipendenza, temporalmente sospesa in attesa di dialogo, fino alla DUI (dichiarazione unilaterale di indipendenza) di venerdì scorso, 27 ottobre, con relative scene di giubilo da parte degli indipendentisti per la meta raggiunta, però solo nelle intenzioni ma non nei fatti. Questo ha prodotto in alcuni la disillusione perché probabilmente pensava che si potesse passare da uno stato all’altro così, su due piedi. A tutto ciò ha contribuito anche la “disinformazione” orchestrata dalle emittenti statali con una parzialità da far rabbrividire persino la Gestapo di Goebbels o il KGB di sovietica memoria, distorcendo la realtà, mentre chi prova a dare una visione d’insieme e plurale della situazione viene additato come nazista, xenofobo etc…

L’errore principale che e stato commesso dal governo spagnolo, a mio parere, è stato quello di non tenere in considerazione un sentimento che probabilmente, secondo le loro fonti, era circoscritto a poche persone, non rendendosi conto della realtà sempre crescente di un fenomeno che hanno più volte provato a sminuire e a ridicolizzare, senza mai provare a capirne le motivazioni. Insomma, si sono comportati come un governo colonialista a cui non importa niente delle rivendicazioni dei territori occupati; dall’altro lato, il governo attuale catalano sembra aver provato a percorrere una strada che non si sapeva bene dove avrebbe portato e a non spiegare ai suoi proseliti quali sarebbero state le logiche conseguenze di una politica che, se da un lato dava la possibilità di raggiungere ciò che avevano sempre sognato, quindi avrebbe dovuto metterli in guardia da un lungo periodo di ristrettezze economiche e sociali che avrebbe potuto innescarsi.

E adesso l’incertezza continuerà almeno fino al prossimo 21 dicembre, giorno delle prossime elezioni regionali, di cui sinceramente non si possono prevedere gli esiti, ma è già evidente la durezza di una campagna elettorale che e gia cominciata da un mese.