Il 27 dicembre 1947 venne firmata la Costituzione Italiana, Enrico De Nicola, primo Presidente della nascente Repubblica Italiana, ratificava, sulle ceneri della seconda guerra mondiale, il documento che sanciva la rinascita del nostro paese, sia sul campo politico che sociale.

Quel giorno, in una sala di Palazzo Giustiniani, Enrico De Nicola, Capo provvisorio dello Stato eletto dall’Assemblea Costituente, firmò il documento che sancisce i diritti inviolabili e i doveri inderogabili di ciascun individuo, con lui apporranno la firma Umberto Terracini, presidente dell’Assemblea Costituente e dirigente del Partito Comunista e Alcide De Gasperi, già membro del Comitato di Liberazione Nazionale e poi membro autorevole della Democrazia Cristiana.

Per comprendere a pieno il significato ed il valore politico e morale della nostra Costituzione, ci piace ricordare le parole che Pietro Calamandrei, politico, avvocato e accademico italiano, nonché uno dei fondatori del Partito d’Azione che, della Costituzione, pronunciò nel discorso ai giovani tenuto alla Società Umanitaria di Milano il 26 gennaio 1955: “ Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione”.

L’Italia usciva dalla catastrofe di una guerra in cui il paese si era ritrovato, suo malgrado, a fronteggiare morti e distruzioni, scelte autoritarie a cui non aveva potuto o saputo opporsi, alleanze sventurate che avevano condotto il paese a scelte politiche barbare, come la firma delle leggi razziali.

Dopo l’armistizio del 8 settembre 1943 il paese si ritrovò diviso nella lotta al nazifascismo, un Sud dove erano arrivati gli alleati ed un Centro-Nord dove la guerra assunse le forme di lotta civile tra sostenitori della Repubblica di Salò e Movimento Partigiano, il tutto con la presenza di reparti militari tedeschi che, per vendetta, operarono innumerevoli stragi di cittadini italiani.

Con la fine della guerra, dopo che il 25 aprile 1945, liberata Milano, il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia aveva proclamato l’insurrezione in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti, il Paese si avviò finalmente alla sua ricostruzione partendo dall’elezione dell’Assemblea Costituente il 2 giugno 1946 e, contemporaneamente,  dal voto sul futuro del paese tra Monarchia e Repubblica. La vittoria della Repubblica fu proclamata nella sala della Lupa il 10 giugno del 1946 mentre l’Assemblea Costituente avviava i suoi lavori nella costruzione del testo della Costituzione, documento simbolico della mediazione e della rappresentatività di tutte le anime politiche presenti nel Paese, tutti concordi nella costruzione di un testo che doveva rappresentare la legge fondamentale dello Stato e che  fissava i principi ed i fini che lo Stato si pone nel regolare i rapporti fra cittadini.

La Costituzione italiana è nata dunque dopo l’esperienza tragica del Fascismo e dunque si afferma come forte contrapposizione alla dittatura attraverso l’affermazione di principi completamente nuovi rispetto al passato, il concetto di una Repubblica fondata sul lavoro – nel rispetto degli ideali della sinistra politica – il concetto di una Repubblica fondata sull’uguaglianza di tutti i cittadini – a smentita degli ideali razzisti nazi-fascisti – di una Repubblica Parlamentare con la divisione dei poteri – volta a negare ogni forma di dittatura.

A distanza di 70 anni si è cercato ripetutamente, ma senza successo da parte di diverse forme politiche, di modificare parte del testo della Carta Costituzionale pensando di rinnovarla, in realtà il testo costituzionale non è ancora né vecchio né arido atto, ancora oggi esso rappresenta una conquista che riguarda da vicino la vita quotidiana. In merito poi alla sua età ci piace ricordare che la Costituzione americana risale al 1776.

La nostra Costituzione, è bene ricordarlo, a differenza dello Statuto Albertino che era una carta octroyée, cioè concessa dal sovrano, viene direttamente dal popolo, è il frutto del lavoro dei Costituenti eletti dai cittadini italiani, esercizio democratico a cui parteciparono per la prima volta anche le donne. Documento di garanzia delle libertà contro eventuali e multiformi abusi del potere, dalla libertà di opinione e parola, contro il controllo fascista, a quella di manifestare pacificamente, al diritto di rappresentanza delle opinioni attraverso i partiti, alla regolamentazione delle iniziative popolari attraverso i referendum, alla laicità dello Stato, al ripudio della guerra, al diritto allo studio e all’istruzione, fino al bilanciamento dei poteri.

Nata grazie anche alla lotta della Resistenza, la nostra Costituzione, firmata il 27 dicembre del 1947, entrò in vigore il 1 gennaio 1948.

Non tutti conoscono la nostra Costituzione, sanno che esiste, ma non ne conoscono i contenuti, dando quasi per scontati quei principi di civiltà e diritto rivendicati e voluti, a costo della propria vita, da parte di tanti cittadini italiani anche durante l’epoca fascista, pochi ricordano quando essa è nata e quali mediazioni e disponibilità ideologiche hanno consentito il perfetto equilibrio del suo testo.

Siamo certi che in occasione di questo importante compleanno istituzionale sia necessario riscoprire la nostra Costituzione, ma soprattutto rivalutare parole e scelte politico-civili senza le quali saremmo ancora relegati ad un modello di convivenza antiquato e privo di quel principio di uguaglianza  che rappresenta la linfa vitale di ogni convivenza.