Il 19 luglio 1992, alla fine di un pranzo con la famiglia, il giudice Paolo Borsellino si recò in via D’Amelio dove viveva sua madre e dove l’appuntamento con la morte divenne realtà; una 126 imbottita di tritolo, parcheggiata sotto la casa della stessa madre, saltò in aria travolgendo il giudice Borsellino e tutta la sua scorta.

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A 23 anni da quel giorno, le autorità nazionali e regionali, hanno voluto commemorare la tragica scomparsa del giudice negli spazi del Palazzo di Giustizia di Palermo; presenti  Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, il procuratore generale Roberto Scarpinato, il presidente della Corte d’appello Gioacchino Natoli, l’arcivescovo di Palermo, Paolo Romeo, il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti e l’assessore regionale alla Salute, Baldo Gucciardi. Presente inoltre, quasi inaspettato, il figlio del giudice Borsellino, Manfredi, che ha deciso di intervenire alla cerimonia in polemica con quanto sta accadendo in questi giorni in Sicilia in merito ad una telefonata tra il Presidente della Regione Crocetta ed il suo medico Matteo Tutino, telefonata durante la quale, come riporta il settimanale l’Espresso, il Tutino avrebbe affermato, riferendosi alla sorella di Manfredi, Lucia Borsellino, già Assessore alla Sanità della Sicilia,  che : «Va fatta fuori. Come suo padre».

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Manfredi Borsellino, oggi commissario di polizia, ha tenuto ad affermare con forza come la sorella Lucia abbia “portato la croce” a causa delle sue denunce nei confronti del malaffare siciliano nell’ambito della sanità. “ “Da oltre un anno mia sorella Lucia era consapevole  del clima di ostilità e delle offese  subite solo per adempiere il suo dovere, in corsi e ricorsi drammatici che ricordano la storia di mio padre”, così si è espresso Manfredi Borsellino continuando :” La lettera di dimissioni con cui mia sorella Lucia ha lasciato l’Assessorato, ha prodotto il silenzio sordo delle istituzioni, soprattutto regionali. Ma quella lettera dice tutto e andrebbe riletta”. Forte l’amarezza con cui egli ha inoltre ricordato, rivolgendosi al Presidente Mattarella,  come la figlia prediletta di sua padre, abbia dovuto soffrire un calvario simile a quello subito dal padre, nella stessa terra che oggi lo ricorda come eroe. L’unica ragione che lo ha spinto ad essere presente alla manifestazione, afferma, è la presenza del Presidente che, come ricorda ancora, era la persona a cui il padre si rivolgeva con reverenza e stima sconfinata; ciò lo porta ad affermare  : “Sono qui solo per lei”.

Amare parole dettate dalla vicenda già ricordata della telefonata che, secondo  la procura di Palermo nella persona del Procuratore Franco Lo Voi, non sarebbe mai stata registrata nel corso delle operazioni di intercettazione nei confronti di Tutino; l’Espresso da parte sua , conferma la notizia che emergerebbe dalla consultazione delle intercettazioni del 2013 dei fascicoli secretati e che metterebbe in evidenza come, a fronte della frase del Tutino, Crocetta non avrebbe avuto alcuna reazione. Il Ministro dell’Interno Angelino Alfano, appena arrivato a Palermo tiene a precisare che se la notizia fosse vera Crocetta si dovrebbe dimettere, ma se fosse falsa, come afferma il Procuratore di Palermo, dovrebbe dimettersi chi ha fabbricato quella ‘bufala’. Crocetta si difende affermando di non aver udito la macabra frase incriminata e che questa storia è stata costruita ad arte per “crocifiggerlo” e tuttavia, egli ha deciso di autosospendersi dal suo incarico.

Emozione e rabbia dunque in un giorno che dovrebbe essere dedicato al ricordo di chi ha dato la vita in nome della giustizia, ma anche occasione di riflessione intorno ad  atti che oscillano tra il tentativo di delegittimare l’avversario politico e il sospetto di connivenza con il malaffare, il tutto a danno dell’immagine di una politica che non gode, negli ultimi tempi, di rispetto e considerazione da parte dell’opinione pubblica. Borsellino, Falcone e tanti come loro, hanno sacrificato la vita in nome di una società più giusta, ma la memoria è sempre molto corta, mentre l’ambizione, l’egoismo e la spietatezza nel perseguire i propri interessi non hanno misura, anche se a pagare sono persone  degne di fiducia e di rispetto. Doloroso anniversario dunque di un atto di sublime amore del prossimo che si cerca di offuscare con vane parole e inaccettabili trame di basso e spregiante individualismo.